E’ stato definito il Jobs Act del lavoro autonomo e agile ed è proprio questo accostamento a spaventare. Intanto l’auspicio è che quanto contenuto nel disegno di legge approvato oggi in Senato, ovvero tutte le novità a tutela dei lavoratori, non restino solo su carta. Un po’ come i ‘sogni’ e le prospettive legate al Jobs Act.

Il Ddl lavoro autonomo e agile, collegato alla manovra, ha incassato, dopo quindici mesi dal primo via libera in Consiglio dei Ministri, l’ok definitivo da parte dell’Aula di palazzo Madama con 158 sì, 9 no e 45 astenuti.

Il provvedimento costituisce, nella prima parte, una sorta di jobs act per le partite Iva, mentre la seconda parte è dedicata alla disciplina del cosiddetto smart working.

Durante il passaggio parlamentare ha imbarcato una serie di modifiche rispetto al testo originario: per esempio, durante il primo esame a palazzo Madama, sono state inserite deleghe al Governo utili a potenziare l’attività delle Casse previdenziali (a tutela dei propri iscritti, colpiti duramente dalla crisi). A Montecitorio, poi, è stata poi resa permanente, dal 1° luglio, l’indennità di disoccupazione (Dis-Coll) per i collaboratori coordinati e continuativi, iscritti in via esclusiva alla gestione separata Inps (non pensionati e privi di partita Iva), estendendo, per la prima volta, l’ammortizzatore ad assegnisti e dottorandi di ricerca con borsa di studio.

Complessivamente, il Ddl è salito così a 26 articoli complessivi. Sono state ampliate tutele e diritti a circa 2 milioni di professionisti e partite Iva. Tra le ultime modifiche apportate al provvedimento, la precisazione che tutte le amministrazioni pubbliche debbano promuovere, in qualità di stazioni appaltanti, la partecipazione dei lavoratori autonomi agli appalti pubblici per le prestazioni di servizi; e ai bandi per l’assegnazione di incarichi personali di consulenza o ricerca (senza fare così concorrenza alle imprese).

Confermato poi per i lavoratori autonomi che prestino la loro attività in via continuativa per il committente, la conservazione del rapporto di lavoro, per un periodo non superiore a centocinquanta giorni per anno solare, in caso di gravidanza, malattia o infortunio.

Tempestivo il commento di Giuliano Poletti, ministro del Lavoro e delle politiche sociali, soddisfatto per questo risultato raggiunto.  “Oggi il percorso di riforma del lavoro definito nel Jobs Act si completa con un provvedimento innovativo
e di grande importanza, che punta a sostenere e valorizzare il lavoro autonomo non imprenditoriale, attraverso un sistema di tutele specifiche, e a migliorare la qualita’ della vita dei  lavoratori dipendenti, favorendo la conciliazione tra tempi di  vita e tempi di lavoro”.

“Il riconoscimento del ruolo  dei lavoratori autonomi, una realtà con un numero elevato di  giovani e di donne – sottolinea – passa per una serie di misure  che prevedono più tutele nelle transazioni commerciali e contro i  ritardi nei pagamenti, la deducibilità delle spese collegate  all’attività  professionale ed alla formazione, la possibilità di aggregarsi per accedere a bandi di gara nazionali e  internazionali. Di particolare significato il  riconoscimento dell’indennità di maternità a prescindere  dall’effettiva astensione dal lavoro e l’aumento del congedo  parentale da tre a sei mesi, fruibili entro i primi tre anni di  vita del bambino: una novità importante, considerando che un  numero consistente di lavoratrici autonome abbandona la
professione a seguito di una gravidanza. Un’altra tutela di rilievo e’ rappresentata dalla  disposizione che rende strutturale la Dis.Coll che ora comprende anche gli assegnisti e i dottorandi di ricerca”.

Il professor Mariano Corso, responsabile dell’Osservatorio Smart Working della School of  Management del Politecnico di Milano, parla di un “passo avanti” per la diffusione dello smart working in Italia, ma rimarca che il testo “non consente di fare qualcosa in più rispetto a prima – alcune aziende già lo praticano da anni -, né tantomeno definisce obblighi di attuazione o incentivi”. In ogni caso, “enuncia principi e promuove diritti di grande valore, eliminando gli alibi di chi riteneva mancasse l’adeguato supporto normativo per il lavoro Agile”.