Il 40% dei dipendenti italiani di Fca ha scelto il bonus welfare con un tetto massimo di 700 o 800 euro, a seconda dell’inquadramento professionale. L’adesione media in altre aziende italiane è intorno al 30% dei dipendenti.
Sono in tutto circa 26.500, su un totale di 66.500, i lavoratori che si sono iscritti attraverso un sito internet dedicato, in cui è possibile vedere i beni e servizi di cui i lavoratori potranno usufruire con la propria famiglia. Con il piano welfare nel corso del 2017 i lavoratori di Fca e di Cnh Industrial che hanno aderito potranno utilizzare dai buoni spesa o carburante, spese per istruzione (mensa scolastica, testi scolastici, centri estivi) ai servizi di cura (assistenza famigliari, anziani o non autosufficienti), di ricreazione (abbonamenti palestra, corsi formativi), fringe benefit e previdenza integrativa. La possibilità di percepire parte della retribuzione variabile sotto forma di benefit si aggiunge a quanto già definito nel Contratto collettivo specifico di lavoro in tema di previdenza e di sanità integrativa. Significativa l’adesione degli operai, circa il 57% del totale. Chi non ha aderito all’iniziativa riceverà l’incentivo economico ‘tradizionale’, cioè in contanti in busta paga, per un importo di circa 570 euro, al netto di tasse e trattenute.
Con il Piano welfare si offre, quindi, un’opportunità in più ai lavoratori di Fca e Cnh Industrial e circa 30.000 lavoratori hanno deciso di utilizzarla incrementando il vantaggio economico dell’incentivo di produttivita’, fino a un importo di circa 700 euro, attraverso la detassazione, la decontribuzione, la quota aggiuntiva aziendale del 5% e le economie di scala che si generano.
L’adesione, pur diversificata, è stata molto diffusa su tutto il territorio nazionale, tanto che è stato uno stabilimento del centro-sud, Cassino, che ha raggiunto la percentuale di iscrizione più alta sfiorando il 60%. A Melfi l’adesione è stata del 46%, a Pomigliano del 40%, alla Sevel del 40% e nel polo produttivo di Torino del 48%. Meno alta l’adesione negli stabilimenti Cnh Industrial, che ha raggiunto il 16,2%, con percentuali nelle aree degli stabilimenti torinesi che vanno dal 22% a punte del 40%.