di A.D.

Il motore dell’economia italiana non è abbastanza potente per uscire dal pantano della crisi. E’ questa l’immagine disegnata dalla nota mensile dell’ Istat sull’andamento dell’economia italiana. L’indicatore segnala “variazioni positive anche se di intensità più contenuta rispetto al mese precedente”. E, considerando che la nostra crescita è già da “zero virgola”, ciò equivale a dire che le possibilità di ripresa sono insignificanti.
“In Italia – spiega l’Istat – i segnali di dinamicità provenienti dal lato dell’offerta e dal commercio estero stentano a rafforzarsi. L’occupazione è in una fase di stabilizzazione” ai livelli bassi che caratterizzano ormai il nostro stagnante mercato del lavoro, “mentre i prezzi registrano un nuovo aumento. L’indicatore anticipatore rimane positivo ma evidenzia una decelerazione”.
Per quanto riguarda la produzione del settore manifatturiero, nella media del trimestre dicembre-febbraio è aumentata di appena lo 0,7%, mentre il fatturato ha raggiunto risultati più positivi, segnando +2,6% ma ad esclusione dei beni di consumo (-0,2%). Se a ciò si aggiunge che il traino è la componente estera, è evidente che siamo di fronte ad un mercato interno fermo. A febbraio, il volume delle vendite al dettaglio in Italia ha registrato infatti una diminuzione dello 0,7%, determinata da una marcata riduzione per i beni alimentari (-2,0%) e da una variazione nulla per quelli non alimentari. Nella media del trimestre dicembre-febbraio il volume è risultato in diminuzione dello 0,2%.
Dolente anche il versante dell’occupazione: troppo bassa la crescita (+0,2%, appena 35 mila occupati in più rispetto al quarto trimestre), e addirittura negativa quella degli occupati indipendenti (-0,7%, 38 mila unità in meno). “A marzo – scrive l’Istat – il tasso di disoccupazione si è attestato all’11,7%, valore distante da quello dell’area dell’euro (9,5%). Nella media del primo  trimestre, l’indicatore segnala una lieve diminuzione (un decimo di punto rispetto al trimestre precedente). Nello stesso periodo sono aumentati i disoccupati con 50 anni e più (+5,9% a fronte di una diminuzione di inattivi di 50-64 anni), mentre si sono contratti i disoccupati 15-24enni (-11,9% a fronte, in questo caso, di una crescita di inattivi)”. Il circolo vizioso di compensazione fra disoccupati e inattivi non lascia via d’uscita e rappresenta l’ennesimo sintomo di un Paese nella gabbia della crisi e ancora alla disperata ricerca della chiave per uscirne.