I ritmi di Amazon, colosso dell’eCommerce statunitense, sarebbero – secondo una denuncia dei sindacati – causa di patologie e, anche di depressione ed attacchi di panico per i dipendenti.
E’ stato l’Espresso ad accendere un faro sulla vicenda prendendo in esame lo stabilimento di Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza, che ‘ospita’ ben 1600 dipendenti, tutti giovani, tra assunti a tempo indeterminato e determinato.
Secondo la denuncia avanzata dai sindacalisti, tra cui l’Ugl Terziario, ad Amazon si lavorerebbe di corsa per ottimizzare il tempo e non deludere i consumatori.
Il 70 – 80 per cento, solo facendo riferimento a Castel San Giovanni, ha ernie, problemi alla schiena e al collo e, soprattutto le donne, coincidenze vuole, soffrono tutte di tunnel carpale. Tutti problemi di salute, quindi, legati all’ossessione per la rapidità, il controllo costante sul rispetto dei tempi in special modo per gli addetti al reparto outbound – legato allo smistamento degli oggetti che poi arrivano materialmente nelle case.
E’ doveroso ricordare che, proprio a Castel San Giovanni, il 3 marzo scorso, è stato aperto un tavolo – il primo in Europa – tra i Sindacati e Amazon Italia.
Le organizzazione sindacali in quell’occasione presentarono una piattaforma unitaria. Quello di Castel San Giovanni è un caso unico, non ci sono altri stabilimenti in Europa in cui i sindacati siano riusciti ad avviare un dialogo con l’azienda. Un importante passo in avanti utile per dare voce ai lavoratori e soprattutto alle problematiche presenti in azienda, prima di tutto quelle legate alla salute e alla sicurezza, due aspetti imprescindibili da non sottovalutare e la richiesta di un contratto integrativo che, partendo dal contratto collettivo nazionale del lavoro, venga ritagliato su misura in base alle esigenze dell’azienda.