di Caterina Mangia
Italia da record in Europa, stavolta in positivo.
Nonostante il Belpaese sia spesso fanalino di coda per quanto riguarda le statistiche Ue in temi economici, a tirare su il morale sono alcuni dati riguardanti la qualità della vita, in particolare nei paesi.
Secondo il Rapporto Slow life-Slow City realizzato da Cittaslow in collaborazione con Rete Urbana delle Rappresentanze, il nostro è il Paese con il più la più alta incidenza di cittadini che risiedono in realtà urbane con pochi abitanti o di campagna: si tratta di dieci milioni di persone, a fronte dei 9,2 francesi, dei 9 tedeschi e dei 6,3 milioni polacchi. Inoltre nelle aree rurali italiane si conduce un gran bel vivere, in primis un vivere sano: gli abitanti delle aree rurali che hanno problemi di salute sono il 25,6 per cento, meno che in tutto il resto del Vecchio Continente; la media europea si attesta intorno al 36 per cento. Soltanto il 4,5 per cento dei residenti ritiene inoltre che l’inquinamento dell’aria rappresenti un grave problema, mentre nelle grandi il città è il 15,8 per cento a lamentarsene.
Nei piccoli centri la vita scorre più semplicemente: si attende meno in ospedale (il 23 per cento dei pazienti aspetta meno di dieci minuti, a fronte dell’11 per cento delle grandi città), alle poste (il 65 per cento attende meno di 20 minuti a fronte del 51 per cento degli abitanti delle metropoli) e all’anagrafe ( l’82,7 per cento impiega meno di 20 minuti per fare un documento, mentre nei grandi centri urbani soltanto il 13,5 per cento fa così poca fila).
Il Report sfata anche un altro mito, quello secondo cui la migliore qualità della vita dei piccoli centri farebbe scontare il prezzo di una sorta di “monotonia culturale”: l’85 per cento delle realtà urbane ospitano un teatro o un auditorium, il 56 per cento una galleria d’arte, il 65 per cento una o più librerie, il 79 per cento un museo o un sito culturale.
Insomma, il 47,4 per cento degli abitanti nei paesi è molto soddisfatto della propria vita urbana; soltanto il 40,7 per cento dei cittadini delle grandi città può dire lo stesso.
Dato ultimo, ma non in ordine di importanza, riguarda il benessere economico: mentre il rischio povertà nelle grandi città è al 29 per cento – al 30 per cento nei centri intermedi-, nei comuni più piccoli scende al 27 per cento.
Vita più sana, meno stress, meno tempi di attesa, maggiore benessere economico e un’offerta culturale variegata: la “dolce vita” si è spostata in provincia.