di A.D.
La precompilata non convince gli italiani. Su oltre 20 milioni di dichiarazioni 2016, infatti, solo due milioni sono state compilate in autonomia dai cittadini. I dati sono stati illustrati oggi dal presidente e ad di Sogei, Cristiano Cannarsa, in audizione davanti alla Commissione parlamentare Anagrafe Tributaria. Uno squilibrio che conferma le preoccupazioni sollevate dai Caf e dai sindacati sulla fattibilità delle nuove misure, oltre ad essere l’ennesima dimostrazione della diffidenza del contribuente verso un sistema fiscale che resta oscuro e cavilloso.
Secondo Cannarsa “spesso il cittadino fa affidamento su un Caf perché il Caf si assume la responsabilità sui dati e dunque gli dà una garanzia” alla quale il contribuente attribuisce valore onde evitare contenziosi sempre più diffusi che, peraltro, rischiano di mandare in tilt anche la giustizia tributaria.
Per i vertici Sogei, la precompilata ha comunque consentito di raccogliere nel 2016 “più di 500 milioni di documenti fiscali (inviati da strutture e medici per un valore complessivo di 14,6 miliardi di euro tra scontrini e ricevute)” e sul 2017 “oltre 700 milioni di documenti per un valore 23 miliardi di euro, parliamo di spesa sanitaria”. La richiesta di cinque milioni di credenziali può far pensare ad un incremento futuro. Ma, per il momento, data la complessità della compilazione, l’evidenza è che la precompilata rischia di restare il “più grosso progetto nazionale di raccolta dati del cittadino, mai realizzato in Italia” senza però realizzare il principale e più importante obiettivo: semplificare il fisco e rendere più trasparente il rapporto fra Stato e contribuente.