Stessa professione, stesse responsabilità, stesso orario e buste paga diverse. La disparità salariale tra uomo e donna è un ostacolo insormontabile in molte realtà, in special modo in Italia. Una battaglia da vincere, insieme a quella della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro che l’Ugl porta avanti da sempre.
Solo l’Islanda, dopo anni di proteste – iniziate nell’ormai lontano 1975 – è riuscita attraverso l’approvazione di una nuova legge (fonte Huffington Post) a concretizzare la lotta per la disparità salariale di genere imponendo ad ogni azienda con 25 o più persone di esibire un certificato in cui dimostri che la parità salariale è in vigore.
La nazione del nord Europa, che conta circa 330 mila abitanti, ha intenzione, quindi, di sradicare il gap retributivo uomo-donna entro il 2022.
Sebbene l’Islanda sia stata nominata il miglior Paese per la parità di genere nella classifica del World Economic Forum le donne islandesi infatti continuano a guadagnare, in media, dal 14 al 18 per cento in meno rispetto agli uomini.
Ciò a fronte di un divario retributivo di genere che nel Regno Unito si attesta sul 17,5 per cento, mentre la media del gruppo dei paesi industrializzati dell’Ocse che è del 15,5 per cento.
L’Islanda ha introdotto altre misure per agevolare il ruolo delle donne, comprese le quote per la partecipazione femminile nei comitati governativi e nei consigli di amministrazione. Tali misure si sono dimostrate controverse in alcuni paesi, ma hanno un ampio sostegno in tutto lo spettro politico islandese.