di Nazzareno Mollicone
Come ha riportato “La Meta Sociale”, nei giorni scorsi l’ISTAT ha diffuso dati allarmanti sul continuo calo delle nascite in Italia con il contestuale aumento della popolazione anziana. Dal punto di vista meramente economico, questo è un grave problema (inavvertito dall’opinione pubblica) perché l’assenza di nuovi nati che superino il numero dei decessi provoca l’invecchiamento della popolazione con tutti gli oneri connessi a tale fascia di età, a carico soprattutto del servizio sanitario nazionale o di varie forme di assistenza, e lo squilibrio del sistema previdenziale per l’abbassamento del rapporto tra contribuenti e pensionati.
Oltre a queste questioni economiche, ce ne sono altre di carattere etico e sociale. La mancanza di figli provoca un maggior disgregamento della famiglia (unità basica di una comunità): e ciò, a nostro parere, è da ascriversi in particolare alla diffusione di una concezione della vita individualista, edonista, mirata al successo economico ed alla carriera la quale reputa la famiglia un peso ed un limite alla propria “libertà”. Concezione che è anch’essa un prodotto del sistema liberal-capitalista proveniente da oltre oceano e dominante in Europa dopo il 1992.
Si potrebbe fare anche un’ulteriore considerazione di tipo sociologico, ossia sull’inconscio desiderio di “suicidio collettivo” della Nazione manifestata sia dalla denatalità e sia dalla mancanza di ideali, speranze e volontà di azione per il futuro, presente soprattutto nelle giovani generazioni: ma questo discorso richiederebbe analisi approfondite di tipo filosofico e storico.
La Fondazione Impresa-lavoro ha reso noto, quasi in contemporanea con i dati ISTAT, un suo studio sulla spesa pubblica dei Paesi europei a favore delle famiglie e della natalità. Ebbene, al vertice della classifica vi è la Danimarca con il 4,6% del pil; tra i grandi Paesi europei la Francia spende il 2,5%, l’Austria il 2,1%, l’Irlanda il 2%, la Germania l’1,6%, l’Italia l’1,5%. Ma queste percentuali si leggono meglio (viste le differenze tra i vari pil) in cifre assolute per cittadino: abbiamo così la Francia con 813 euro pro-capite, la Germania 595 euro, e l’Italia con soli 414 euro sotto la media dell’area euro di 531 euro. Insomma, una miseria.
Ma cosa potrebbe fare un Governo se volesse favorire la costituzione delle famiglie e la natalità? Formuliamo qui alcune proposte, che riepilogano quelle fatte dal nostro sindacato in diverse occasioni e convegni.
- Alloggi per le nuove famiglie: visto che è impraticabile l’edificazione di alloggi di tipo popolare, in considerazione della cattiva gestione ed assegnazione degli stessi, è necessario che le nuove famiglie abbiano per un determinato periodo iniziale di anni un “bonus” (com’è di moda dire oggi) per integrare l’affitto da pagare. E’ un costo certamente meno oneroso dell’edificazione e gestione di alloggi di proprietà pubblica;
- Contributo per la nascita di figli: alla nascita di un figlio, lo Stato tramite il Comune di residenza darà un contributo economico una-tantum per le spese almeno del primo anno;ù
- Asili nido: va incrementata e finanziata l’istituzione di asili-nido sia da parte dei Comuni che da parte delle medie e grandi aziende dove vi siano un congruo numero di donne lavoratrici e madri;
- Assegni familiari: gli assegni familiari, di fatto aboliti, vanno ripristinati anche per distinguere i costi di una famiglia che ha figli da una che non li ha;
- Quoziente fiscale familiare: è un sistema fiscale che prevede di sommare i redditi dei coniugi e dividerli, con determinati coefficienti, per il numero dei componenti la famiglia. L’aliquota dell’imposta derivante è quella applicabile ad ogni singolo quoziente familiare ed è quindi più bassa di quella ordinaria. In Francia questa normativa è applicata da decenni;
- Anticipo età pensionabile: poiché le donne lavoratrici che siano anche madri di famiglia svolgono un lavoro “doppio” occupandosi dei loro figli a differenza delle loro colleghe nubili o senza figli, dovrebbero avere uno o due anni di anticipo sull’età pensionabile per ciascun figlio rispetto all’età stabilita per tutti i lavoratori.
Queste sono alcune proposte che potrebbero, se attuate e propagandate in modo intenso ed efficace, favorire la natalità. Certamente, c’è un problema di costi: ma se teniamo presente che il governo Renzi ha speso circa trenta miliardi di euro con il “bonus” degli 80 euro e con la decontribuzione a favore dei datori di lavoro per il job-act”, con risultati in entrambi i casi del tutto marginali nell’economia nazionale, probabilmente se le stesse risorse finanziarie fossero impiegate per la natalità si avrebbero effetti positivi utili per il futuro dell’economia nazionale e della Nazione.