di Claudia Tarantino
Sono 250 in media le assunzioni delle imprese a Milano ogni giorno, 10 all’ora.
Se ci fermassimo a questo dato, risultato dall’analisi condotta dalla Camera di Commercio di Milano, potremmo addirittura pensare ad una inversione di rotta nel mercato del lavoro, se non dell’intero Paese, almeno della Lombardia. Purtroppo, però, non saranno certo questi dieci nuovi assunti ogni ora a farci illudere che nella Regione con il più alto Pil pro capite sia arrivato il tempo di mettersi la crisi alle spalle e che le aziende abbiano finalmente ripreso ad assume. Solo pochi giorni fa, infatti, un’altra elaborazione, questa volta della Commissione Europea, sull’Indice di Competitività regionale, aveva visto proprio la Lombardia perdere ben 15 posizioni rispetto al 2013, con un 143esimo posto su 263 e parole poco lusinghiere da parte degli economisti Ue, secondo cui quella che è stata sempre definita come uno dei quattro motori d’Europa “non ha alcun punto di forza in rapporto ai suoi pari”.
Ma torniamo alle indicazioni elaborate dalla Camera di Commercio di Milano, emerse dalle previsioni occupazionali delle imprese milanesi per gennaio-marzo 2017 e basate sul Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con il Ministero del Lavoro.
Se c’era da aspettarsi che i giovani fossero preferiti – rappresentano, infatti, il 37% degli assunti – e nonostante fosse prevedibile che gli uomini siano ancora favoriti rispetto alle donne (16,6% dei casi rispetto al 13,5%), c’è un dato che forse spiega come mai la Lombardia abbia perso terreno in termini di competitività: la difficoltà di reperimento di professionisti di diverse aree (nel 23,7% delle assunzioni nei primi tre mesi del 2017). Si cercano senza risultato, infatti, i tecnici in campo informatico, ingegneristico e della produzione (53,8%), gli ingegneri e specialisti in discipline scientifiche e della vita (53,4%), gli specialisti in scienze umane e sociali e in discipline artistiche (42,2%) e i direttori aziendali (42,1%).
Inoltre, per il 64,7% dei candidati poter vantare una esperienza lavorativa precedente è un fattore determinante. Al top della graduatoria delle attività professionali che richiedono una specifica esperienza si trovano i direttori aziendali (99%), gli insegnanti e altri tecnici dei servizi alle persone (91,4%), gli operatori dell’assistenza sociale e dei servizi sanitari (86,4%) e gli specialistici e tecnici del marketing, vendite e distribuzione (84,9%).
Non è un caso, quindi, che la Commissione Europea avesse richiamato una maggiore attenzione proprio sull’istruzione e sul livello di prontezza tecnologica per far riguadagnare alla Lombardia posti in classifica ma, soprattutto, competitività nel mercato.