A.M.

La fragilità delle donne è tutta racchiusa nel fragile sistema Italia: non basta aver sottoscritto la Convenzione di Istanbul o avere leggi idonee per contrastare la violenza di genere se, poi, non vengono applicate nei tempi giusti.
Ricordiamo che proprio la scorsa settimana la Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia per non aver agito con sufficiente rapidità su un grave caso di violenza domestica, avvenuto nel 2013, sfociato poi nel tentato omicidio di una donna e nell’assassinio di suo figlio.
Ma la violenza non ha solo il volto della brutalità estrema come l’assassinio – solo nel 2016 sono stati consumati ben 116 casi di femminicidio – violenza è anche sinonimo di discriminazioni che avvengono, con devastante silenzio, soprattutto nell’ambito lavorativo.
Se, rispetto a qualche decennio fa, la condizione delle donne è migliorata, c’è ancora tanta strada da percorrere – e tutta in salita – per realizzare il tanto ambito e ricercato principio giuridico delle pari opportunità e della conciliazione delle tempi di vita e di lavoro.
Durante il convegno realizzato questa mattina nella sede confederale dell’Ugl dal Coordinamento Donne si è discusso proprio di questo: “La fragilità delle donne, le ragioni del perché, storie dell’universo femminile”. Fragilità legate, quindi, al contesto socio-economico che riguarda il difficile percorso che quotidianamente ogni donna realizza per affermarsi come professionista e come madre. Sulle difficoltà nel saper o poter gestire i tempi di vita e lavoro proprio perché – come spiegava Francesco Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl, durante il dibattito di oggi – mancano serie politiche di conciliazione (dei tempi di vita e di lavoro) per permettere alle donne di poter realizzare i propri sogni e poter gestire serenamente una vita fatta di molteplici e complessi impegni.
Le donne hanno pagato anche il prezzo più alto della crisi economica di questi anni: sono state le prime a precipitare nell’area della povertà. Ecco perché il lavoro resta il primo diritto di cittadinanza e di emancipazione che bisogna ancora conquistare. Basta vedere i dati relativi alla disoccupazione femminile in Italia secondo cui le donne, soprattutto nelle regioni meridionali, sono escluse da ogni possibilità di riscatto e di partecipazione alla vita economica del Paese.
Durante il convegno è stata richiamata la massima attenzione sulle disparità connesse al piano delle retribuzioni e delle carriere con conseguenze dirette sui salari e sulle future pensioni.
La parità di retribuzione sarebbe un grande stimolo ai consumi ed all’economia europea e solleverebbe dalla povertà buona parte dell’universo femminile, vera risorsa per l’economia del nostro Paese.
“Durante il dibattito – ha commentato Ornella Petillo, segretario confederale – abbiamo raccontato di storie dell’universo femminile e delle condizioni che creano fragilità nella vita delle donne, incidendo fortemente sia nell’ambito relazionale che lavorativo. Il nostro impegno sociale, nella ricorrenza dell’8 marzo, così come in ogni momento dell’attività sindacale che portiamo avanti, consiste nell’individuare le motivazioni e le cause che generano queste debolezze e concretizzare delle proposte affinché i diritti e la dignità vengano sempre salvaguardati”.
Importanti i contributi delle relatrici dell’incontro di oggi: Maria Teresa Roghi, Responsabile dell’Ugl Terzo Settore, Luisa Molè, Ufficio Pari Opportunità, Valentina Iori, segretario confederale ed Amelia Mollica Graziano dell’Ugl Giovani.
Il coordinamento Donne ha avuto modo, durante la giornata, di raccogliere proposte che, saranno presentate in un documento nel corso della Conferenza Programmatica dell’Ugl che sarà realizzata in primavera.
All’evento di oggi ha partecipato anche Rossella Massari componente della Compagnia “Vernicefresca Teatro” di Avellino che, attraverso il progetto da loro realizzato hanno avviato una concreta campagna di sensibilizzazione e prevenzione su un tema tanto complesso quanto indispensabile: i mille volti della violenza, ma soprattutto il coraggio delle donne che hanno forza e coraggio di reagire e riappropriarsi della loro dignità e della loro vita. Un riscatto culturale doveroso, ma il primo passo da concretizzarlo è legata anche alla solidarietà tra uomini e donne nel saper aiutarsi e ascoltarsi.