Per l’Italia l’ennesima dura conferma: l’economia cresce, ma poco rispetto agli altri paesi dell’Ocse. Nel suo “Interim Outlook” l’Organizzazione parigina punta il dito contro la debolezza della crescita dell’economia italiana, che dovrebbe restare stabile all’1% annuo nel 2016, 2017 e 2018.
L’Ocse conferma la ripresa del Pil globale che dal +3,0% dello scorso anno nel 2017 dovrebbe salire al +3,3% e al 3,5% nel 2018 anche se definisce questa crescita “troppo lenta” rispetto al +4% di media registrato nei due decenni pre-crisi.
Per l’Eurozona, l’Organizzazione prevede un +1,6% nel 2017 e 2018 dopo il +1,7% del 2016. La Germania passerebbe da +1,8% nel 2016 e 2017 a +1,7% nel 2018, la Francia da +1,1% dell’anno passato a 1,4%.
Secondo l’Ocse la crescita “dovrebbe essere sostenuta da interventi fiscali” anche perché la fiducia di imprese e famiglie “sta aumentando ma i consumi e gli investimenti restano deboli”. Un deragliamento della ripresa da imputare ad alcuni rischi fra cui “la sconnessione fra i mercati finanziari e l’economia reale”, le incertezze sulle politiche economiche e commerciali e la svolta nel ciclo dei tassi d’interesse.
Su questo ultimo aspetto l’Organizzazione specifica che “sebbene globalmente i tassi di interesse a lungo termine siano cresciuti negli ultimi mesi, rimangano bassi a livello storico”. Benché sia vista “con favore” la normalizzazione dei tassi “a seguito di un riequilibrio del sostegno alla domanda dalla politica monetaria a quella fiscale”, tuttavia l’Ocse ammonisce anche contro il pericolo che la risposta dei mercati a questo incremento possa “non avvenire senza scosse, dopo un periodo prolungato di stimoli monetari eccezionali e rendimenti eccezionalmente bassi”.
Per quanto riguarda “l’incertezza politica in diversi paesi”, l’organizzazione lancia invece un duro allarme, specificando inoltre che “il diffondersi di sfiducia nei confronti dei governi potrebbe minare la loro capacità di perseguire le misure necessarie a rendere la crescita economica più inclusiva”.
“Le incertezze in moti Paesi sul futuro delle azioni politiche sono elevate” e sono aumentate significativamente nel 2016, in particolare in alcuni Paesi. “Molti Stati hanno nuovi governi – si legge -, oppure quest’anno andranno a elezioni o ancora hanno governi di minoranza o che poggiano su coalizioni. Più in generale – afferma l’Ocse – il calo di fiducia nei governi nazionali e la minore fiducia degli elettori verso i sistemi politici può rendere più difficoltoso per i governi perseguire o sostenere l’agenda richiesta per una crescita inclusiva e solida”.
L’Organizzazione fa inoltre sapere che per l’Eurozona “c’è spazio di manovra per iniziative di bilancio più ambiziose ed efficaci” anche se la crescita continuerà all’attuale tasso moderato “aiutata da una politica monetaria accomodante e da un modesto stimolo fiscale nei prossimi anni”.