Stipendi e bonus salari accessori, tra gli statali i più penalizzati dalla riforma Madia sono i docenti, i dipendenti Ata e i dirigenti della scuola.
Infatti, per alcuni comparti, il salario accessorio costituisce la voce che, da sola, copre la metà dello stipendio. In altri si arriva ad appena un decimo della busta paga. Tra i bonus più alti e quelli più bassi c’è una differenza che arriva a superare la soglia dei 20 mila euro.
La fotografia degli stipendi degli statali arriva direttamente dall’Aran all’indomani dell’approvazione del Governo del decreto di riforma della Pubblica amministrazione e a distanza di qualche settimana dall’inizio dei negoziati per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego. I dati, riferiti agli stipendi della Pubblica amministrazione del 2015, indicano che nella scuola, fanalino di coda dei bonus, il salario accessorio rappresenta appena il 12 per cento della busta paga (3.266 euro all’anno) contro i 26.900 (il 47 per cento della busta paga) di chi lavora alla Presidenza del Consiglio dei ministri, passando per gli oltre 11 mila euro degli impiegati delle agenzie fiscali e i quasi 8.700 euro dei lavoratori della sanità. Più del doppio, rispetto alla scuola, è l’entità dei premi di chi lavora nei ministeri (6.800 euro, pari al 23 per cento della busta paga), mentre i dipendenti delle Regioni e degli enti locali percepiscono oltre 5.300 euro (18 per cento).
Di fronte a questa disparità di trattamento economico, e date le difficoltà di reperire i fondi necessari agli aumenti degli stipendi della Pubblica amministrazione di 85 euro a decorrenza dal 2018, il ministro per la Funzione Pubblica, Madia ha indicato, nei giorni scorsi, l’ipotesi di armonizzazione degli stipendi degli impiegati statali. Stanchi delle parole, nel rispetto dei tanto lavoratori coinvolti in questa riforma, si spera che venga dato degno spazio ai fatti, tenendo conto che mancano concretamente le risorse economiche per ridare ‘ossigeno’ agli statali.