di Giovanni Magliaro – Responsabile Ufficio Legale Ugl

Dal documento politico approvato nel III Congresso Ugl (2012)

“Il lavoro è la più alta espressione dell’uomo e il fondamento della ricchezza e dello sviluppo dei popoli. Il lavoro in ogni sua manifestazione, da quello manuale a quello intellettuale, in tutte le sue specializzazioni, da quelle esecutive a quelle direttive, a quelle organizzative a quelle tecniche. Per questo non può essere considerato alla stregua di una merce qualsiasi né può essere valutato come gli altri fattori della produzione. Questo sia da un punto di vista morale e sociale, imprescindibile comunque in una visione generale e non solo economicista della società, sia da un punto di vista strettamente economico dal momento che il lavoro umano, a differenza degli altri fattori della produzione, è espresso da persone che hanno diritti civili, volontà, emozioni, aspirazioni e intelligenza che incidono sulla sua creatività e sulla sua produttività.

Da quanto sopra deriva anzitutto che il primo obiettivo di ogni politica economica debba essere la costruzione di una società dove nessuno venga escluso dal diritto-dovere di realizzare la sua personalità attraverso il lavoro e di contribuire con esso allo sviluppo morale e materiale della collettività. Verso tale obiettivo deve tendere naturalmente, per quanto gli compete, il sindacato nel decidere le azioni e i comportamenti verso le controparti e il Governo.

Centralità del lavoro vuol dire rifiutare la concezione neoliberista dell’homo oeconomicus, monade individualista dedito solo alla propria utilità economica, ma considerare la persona che lavora nel suo insieme, inserito nella società, portatore di valori e aspirazioni morali, solidali, umani. La nuova questione sociale dell’epoca contemporanea si definirà proprio sulla concezione della centralità e della dignità del lavoro. Con la riaffermazione del primato dell’uomo sul lavoro e del lavoro sul capitale. Verso un nuovo umanesimo del lavoro”.