di Cecilia Pocai
Le tecnologie digitali influiscono sulla vita lavorativa di ognuno di noi e con il loro evolversi frenetico è giusto chiedersi cosa cambierà in futuro, come si trasformerà il mondo del lavoro, quali saranno le prospettive e soprattutto le competenze richieste. Soprattutto, ci sarà lavoro per tutti? Quali caratteristiche avrà? Quali prospettive per gli stakeholder decisori ed attori delle politiche di sviluppo socio economiche e per quelli della azione in azienda?
SDA Bocconi e AICA hanno cercato di rispondere a queste domande attraverso la ricerca “Il futuro del lavoro, tra impresa e lavoratori nella società digitale”, presentata oggi a Milano. Una riflessione sistematica sui contenuti dei nuovi lavori e sulla capacità di predisporre anche un approccio alla didattica e all’aggiornamento permanente. L’obiettivo è stato quello di sistematizzare le conoscenze esistenti a livello internazionale e nazionale sul tema e di rilevare il grado di consapevolezza sull’argomento e le logiche di interpretazione da parte dei principali protagonisti dei cambiamenti in atto.
Secondo lo studio, in cui sono stati intervistati 14 opinion leader e raggiunti con mirati questionari 300 studenti-neolaureati (di 15 atenei italiani), 62 startupper di settori economici differenti, 243 manager d’azienda (con la collaborazione di Aldai Federmanager), 115 responsabili del personale (con la collaborazione di Aidp-Associazione italiana dei direttori del personale), tra qualche anno il mondo del lavoro potrebbe essere colpito da una crisi occupazionale dovuta alla sempre maggiore diffusione delle macchine: un impatto più forte della sostituzione uomo-macchina si avrà a livello di attività operative fisiche (per l’87% degli intervistati) o intellettive (92%) ma subiranno un effetto sostituzione anche quelle concettuali di livello (51%). Le aziende mentre tenteranno di cavalcare le opportunità della tecnologia, sentiranno anche la responsabilità di preoccuparsi dei livelli occupazionali in diminuzione (69%).
Ovviamente, come hanno spiegato Alfredo Biffi e Pierfranco Camussone, docenti della Sda Bocconi e autori della ricerca “è complesso dire se il lavoro sarà distrutto o ricomposto su altre prospettive rispetto all’assetto attuale, anche se le rilevazioni tendono a dimostrare che anche il lavoro più intellettivo soffrirà della sostituzione uomo-macchina”. La formazione è la chiave per il futuro: le azioni che maggiormente vengono indicate come necessarie per ridurre i rischi e rilanciare il lavoro riguardano la comprensione delle nuove competenze emergenti e conseguentemente il loro sviluppo attraverso percorsi di formazione e qualificazione delle competenze non solo digitali. ”Investire sulla formazione scolastica e universitaria prima e sull’aggiornamento professionale poi – spiega il presidente di Aica, Giuseppe Mastronardi – rappresenta una scelta obbligata nel contesto di digitalizzazione dei processi aziendali che stiamo vivendo. Per essere in grado di dominare il cambiamento, anziché subirlo, occorre dotarci di strumenti culturali e operativi che ci consentano di rapportarci in modo efficace a un mercato del lavoro in continua trasformazione”. Insomma, uno sguardo al futuro tenendo però sempre ben presente il nostro passato.
Per Biffi, infatti, “bisognerà sviluppare competenze digitali ma anche puntare su studi classici. Favoriscono la creazione nelle persone di quel senso dell’uomo che e’ unico fattore capace di aiutare ad individuare le formule di equilibrio che rispettino le differenze di attitudini e di capacità, e che diano a tutti la possibilità di collocarsi nel sistema economico in modo sociale”.
Sicuramente a cambiare sarà la qualità della vita: il mondo produrrà più ricchezza, ma in prima istanza ne beneficeranno in pochi e bisognerà provvedere a trovare il giusto equilibrio tra produttori di ricchezza e fruitori. Per più del 60% dei intervistati, le tecnologie che oggi sembrano più conosciute e promettenti per il business riguardano la stampa 3D, le architetture cloud, l’Internet delle cose e il machine learning.