Migliorano le stime di crescita del 2017 per l’Eurozona (1,6% del Pil anziché l’1,5% annunciato a novembre), ma non per l’Italia, che rimane ferma allo 0,9% previsto in autunno
“L’incertezza politica”, oltre che al “lento aggiustamento del settore bancario, sono i rischi del nostro Paese. La Commissione Ue non usa mezzi termini nel suo bollettino: non ci sono segnali positivi nemmeno per il 2017, con le previsioni che restano invariate. Sebbene qualcosa si muova, l’Ue precisa che si tratta di un rialzo trainato da “tassi d’interesse reali bassi e una domanda esterna più forte” ma dove “debolezze strutturali ostacolano una ripresa più forte”. Una crescita modesta che per il segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone, “sono il risultato di un mix di errori e carenze”
Non c’è da meravigliarsi, infatti, quando si fa riferimento ad una disoccupazione che nel nostro Paese “resta alta”, mentre “rallenta” l’occupazione rispetto ai due anni precedenti a causa “della fine dagli incentivi fiscali per le nuove assunzioni”. Così poi le previsioni della Commissione Ue, che rivedono al rialzo la disoccupazione per il 2016 (da 11,5 a 11,7%), così come per il 2017 (da 11,4% a 11,6%. Nel 2018 è prevista all’11,4% contro l’11,3 precedente.
Riviste in peggio anche le previsioni sui conti economici dell’Italia. Ora sul 2017 stima un rapporto deficit-Pil al 2,4 per cento, dopo il 2,3 per cento del 2016, e sul 2018 al 2,6%. Lo scorso 9 novembre sempre l’Ue stimava il deficit-Pil al 2,4 per cento sul 2016 e sul 2017 e al 2,6 per cento sul 2018. Nelle nuove previsioni il debito-Pil è indicato al 132,8 per cento sul 2016, al 133,3 quest’anno per cento per poi limarsi al 133,2 per cento nel 2018. Tre mesi fa era stimato al 133 per cento del Pil sul 2016 e al 133,1 per cento su 2017 e 2018.
Infine il deficit strutturale di bilancio, voce cruciale nella valutazione da parte di Bruxelles delle regole del Patto di stabilità e di crescita, è stimato all’1,6 per cento del Pil sul 2016 e atteso al 2 per cento sul 2017 e al 2,5 per cento nel 2018. Tre mesi fa era indicato rispettivamente all’1,6 per cento su 2016, 2,2 per cento sul 2017 e 2,4 per cento sul 2018.
Sebbene la Commissione Ue “prende nota positivamente dell’impegno preso dal governo per adottare misure di bilancio aggiuntive per un valore complessivo dello 0,2% del Pil entro aprile 2017”, è necessario che il Governo italiano comprenda che continuare con misure che pesano sul ceto medio e annullano i diritti di chi lavora non porterà mai ad una vera ripresa. Non basta far quadrare i conti, ma bisogna dare un futuro al Paese, al di là di ciò che consigliano i tecnocrati dell’Ue.