Un traguardo o una bufala? Il record dichiarato dall’Agenzia delle Entrate sul recupero di 19 miliardi di euro dalla lotta all’evasione, ha scatenato tra la stampa e gli esperti una serie di dubbi e domande. Si tratta davvero di una vittoria del Governo, oppure dietro c’è qualcosa di più? Una domanda d’obbligo visto che nella manovra correttiva si ipotizza un nuovo aumento delle accise che, ovviamente, colpirà soprattutto il ceto medio.
Stando a quanto dichiarato dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, nel 2016 si è registrato “un gettito record” per l’erario, “oltre 450 miliardi secondo le prime stime, rispetto ai 436 miliardi del 2015 e ai 419 del 2014”. Dati di cui il ministro è andato molto fiero spiegando che il Governo “non strizza l’occhio agli evasori ma alle aziende e ai contribuenti onesti, aiuta ad adempiere, a non sbagliare e a correggere gli errori, senza approcci inutilmente punitivi”, sottolineando che una “buona amministrazione fiscale” non serve solo “ad assicurare il gettito ma anche la giustizia sociale, perché il mancato adempimento crea disuguaglianze e distorce la concorrenza”.
Aldilà della cronaca dei fatti, però, è lecito chiedersi se quanto sbandierato sia davvero una buona notizia per il Paese. E’ davvero un record?
Leggendo analisi riportate sui quotidiani sembrerebbe in effetti che non è tutto oro quello che luccica. Come scrive Salvatore Padula su Il Sole 24 Ore bisogna “riflettere su che cosa realmente ci sia dentro i 19 miliardi recuperati”. Secondo il quotidiano, infatti, “nel totale di quest’anno sono finiti pure i 4,1 mld (che si aggiungono ai 200 milioni del 2015) della procedura di rientro dei capitali”. Facendo due conti “se si sottraggono i 4,1 mld della voluntary (non è chiaro se vanno tolti anche i 500 milioni di extra gettito del canone Rai più volte richiamati nei dati delle Entrate, e per i quali vale lo stesso discorso fatto qui per la voluntary) allora il record sbandierato ieri viene almeno un po’ ridimensionato. Anzi, cos’i facendo peggiorano rispetto al 2015, gli incassi dell’attività controllo vera e propria e quelli sui versamenti diretti”. Ci sono poi altre due questioni che il quotidiano economico mette in luce: in primo luogo “per valutare le dimensioni di questo risultato sarebbe opportuno conoscere le previsioni di incasso, quali erano gli obiettivi di recupero e soprattutto qual è la maggiore base imponibile emersa”. Secondo, “se prendiamo per buone le più recenti analisi sul fenomeno dell’evasione” esse indicano “un aumento costante dell’incidenza del sommerso sul Pil (dall’11,4% del 2011 al 12% del 2014 , secondo l’Istat) e proiettano il tax gap- ovvero le imposte e contributi effettivamente evasi- a oltre 140 miliardi di euro all’anno.”
Più critica l’analisi di Francesco De Dominicis su Libero Mercato secondo il quale “gli incassi extra legati al contrasto dell’evasione hanno una origine precisa”. “La differenza – spiega – sta nella voluntary disclosure, operazione di rimpatrio di capitali dall’estero che ha portato nelle casse dello Stato 4,1 miliardi per le regolarizzazioni dell’anno scorso e altri 200 milioni relativi al 2015. Totale: 4,3 miliardi di gettito una tantum che andrebbero sottratti – per correttezza – al totale di 19 miliardi”. Facendo i conti, secondo il quotidiano, “escluso il condono, nel 2016 la lotta all’evasione ‘ordinaria’ ha generato incassi per 14,7 miliardi, dunque in calo rispetto ai 14,9 del 2015. Altro che aumento record”.
Avvenire sceglie invece che un esperto, l’avvocato Dario Stevanato, ordinario di diritto tributario all’Università di Trieste a spiegarci cosa c’è dietro questi dati: “Al netto degli incassi dovuti alla voluntary disclosure, il gettito che più è salito nel 2016, spiega il docente, è quello delle cosiddette attività di liquidazione (+1,1 miliardi). Si tratta delle somme versate da contribuenti che hanno dichiarato redditi ma non hanno poi versato le imposte dovute, saldando il debito solo successivamente, dopo le iscrizioni a ruolo. Ma si tratta appunto di redditi già dichiarati, non c’è nessuna scoperta da parte del fisco”. In sensibile calo invece, secondo il docente, sono “i frutti delle attività di controllo”. In questo caso, secondo Stevanato, “bisogna capire quanto hanno pesato sull’Agenzia delle Entrate le attività straordinarie relative alla voluntary e se, in assenza di quelle, il miliardo e passa di gettito perso nel 2016 potrà essere recuperato. Per pesare meglio questo aspetto bisogna attendere i dati sul numero dei controlli effettuati”.