di Antonella Marano
Quella famosa valigia di cartone che negli ultimi secoli ha accompagnato uomini e donne del Sud conteneva ancora tanta speranza. Cambiano i tempi e le storie ma gli uomini continuano a ‘fuggire’ dalla loro terra amata quanto arida di prospettive. Sopratutto dal Sud, i giovani, emigrano trascinando con sé un bagaglio carico di delusioni e illusioni. Non basta essere preparati, competenti. Qui, in queste terre del Mezzogiorno non c’è prospettiva e, freschi di laurea i giovani scappano, anche a malincuore, impoverendo così una realtà già fragile. Questo è stato il tema affrontato nella due giorni di convegno alla Stazione Marittima di Napoli dal titolo “Chiesa e lavoro, quale futuro per i giovani del Sud?”.
Un momento di confronto tra Chiesa (si sono riuniti i responsabili delle diocesi di Campania, Calabria, Basilicata, Puglia, Sicilia e Sardegna), Istituzioni e società civile per sostenere e aiutare concretamente ‘una generazione perduta”.
“Una società che non offre opportunità di lavoro dignitoso non può dirsi giusta – ha precisato il cardinale Crescenzio Sepe – bisogna trovare soluzioni alla disoccupazione giovanile, alla piaga del lavoro nero e dei lavoratori sfruttati per avidità”.
“Il lavoro che manca lacera la convivenza – spiega Sergio Mattarella, Capo dello Stato, attraverso un messaggio indirizzato ai vescovi del meridione – provoca gravi diseguaglianze sociali. E’ vitale ridurre le distanze tra Nord e Sud e non ci sarà vera ripresa se continua ad aumentare il divario nel Paese, non ci sarà rafforzamento della coesione se i giovani non verranno inseriti nel circuito delle responsabilità, dei diritti, delle opportunità. L’unità nazionale assume oggi la valenza di una grande questione sociale”.
Presente al dibattito Marco Daniele Clarke, responsabile relazioni istituzionali dell’Ugl. L’ Organizzazione sindacale non poteva mancare a questo importante appuntamento con e per il Sud. Prova tangibile del nostro costante impegno a favore del tema trattato a Napoli è stata anche l’iniziativa concretizzata tra il 2015 e il 2016: “SudAct – nove proposte per il Mezzogiorno”, una mobilitazione diretta a rispondere alle molteplici problematiche che paralizzano le regioni meridionali.
“Tra gli aspetti negativi su cui bisogna focalizzare l’attenzione e tentare in ogni modo di contrastare – ha precisato Clarke – c’è il fenomeno dell’abbandono scolastico. Se i giovani lasciano prematuramente la scuola essi corrono maggiori rischi di disoccupazione, povertà ed esclusione sociale. Una persona che non ha istruzione, infatti, è in genere destinata per tutta la vita ad un lavoro poco qualificato, spesso precario e scarsamente remunerativo, rispetto a quello cui potrebbe aspirare, almeno potenzialmente, chi possiede un buon livello di istruzione. Peraltro, un Paese che aspira ad essere moderno e tecnologico deve poter contare sull’utilizzo di manodopera qualificata. Un problema che, ovviamente, è presente in tutta Italia, non solo al Sud”.
“Ma la crisi – conclude – è anche conseguenza delle riforme pensionistiche degli ultimi anni che hanno contribuito ad ostacolare, e non poco, l’accesso dei giovani al mondo del lavoro. Un mondo del lavoro completamente affossato dal Jobs Act: la disoccupazione torna a crescere, i giovani continuano a non trovare lavoro ma, anche se lo trovassero, con i contratti a tutele crescenti, senza dimenticare i voucher, sarebbero condannati ad una eterna precarietà”.
La povertà è cresciuta ovunque, ma è soprattutto nelle regioni meridionali che le famiglie hanno visto sensibilmente peggiorate le loro condizioni di vita, tanto che, sempre più spesso, la scelta per un giovane è quella di emigrare verso il Nord o all’estero, anche per fuggire alla piaga mai debellata della criminalità organizzata. Del resto, non è purtroppo un caso il fatto che si sia registrato un calo della natalità: un popolo sfiduciato e che non crede nel domani, difficilmente mette al mondo dei figli.
Ma il Sud non vuole e non deve arrendersi, l’Italia e l’Europa hanno bisogno anche del Mezzogiorno per crescere. E allora, puntare sull’ambiente e sullo sviluppo ecocompatibile potrebbe portare alla creazione di 250mila nuovi posti di lavoro da aggiungere agli altri 200mila legati al turismo e alla cultura. Lo sviluppo passa dalle infrastrutture e dalle qualità della rete di distribuzione energetica; il gap con il Centro – Nord si potrebbe ridurre con investimenti per 60 miliardi di euro, circa quattro punti percentuali di prodotto interno lordo, da distribuire su un piano pluriennale, finanziato anche con le risorse comunitarie.
Per il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) i giovani, la gente, devono “stare insieme, fare rete e utilizzare al meglio le opportunità economico-finanziarie che dà l`Europa. Ogni anno – ha ricordato – l`Italia deve restituire più di 4 miliardi all`Europa che non sono stati impiegati per progetti per i quali sono a disposizione. Questa è una mancanza da parte nostra”.
E’ pur vero, però, come ha precisato il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Nunzio Galantino che “bisogna guardare con realismo al Sud dicendo ‘no’ al pietismo e all’assistenzialismo che sono i piu’ efficaci alleati del malcostume e del sistema malavitoso e ‘si’ alla sussidiarieta’ consapevole. Al Sud abbiamo imparato a chiamare favori i diritti”.
A rilancia la sua proposta di “un piano per il lavoro al Sud” – durante il dibattito – è stato il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. Rivolgendosi al ministro per la coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti, De Luca ha ribadito la sua idea, già presentata in occasione dell’Assemblea per il Mezzogiorno nel 2016, che consiste nel “mandare subito a lavorare nella pubblica amministrazione 200mila giovani diplomati e laureati del Sud, nel primo anno a 900 euro al mese e poi ad aumentare. Un modo per evitare la desertificazione del Sud”. Ma De Vincenti è stato chiaro: “Non si può pensare di creare posti nel settore pubblico se l’economia non riparte, perche’ non saranno posti per necessità. Serve lavoro produttivo”.
“La situazione del lavoro dei nostri giovani è una delle grandi sfide del nostro tempo, soprattutto nel Sud Italia. Per questo la solidarietà è così importante. Guardiamo con attenzione a tutto quanto state facendo, il nostro lavoro è aiutarvi. L’Europa è con voi”. Più ottimista Corina Cretu, commissario europea per la politica regionale che a margine del convegno ha aggiunto “Grazie ai progetti in campo 400mila giovani italiani hanno già avuto un’offerta di lavoro. C’e’ ragione di avere speranza ed essere speranzosi. La commissione Europea è sempre pronta a supportarvi”.