Dipendenti pubblici ancora una volta sotto il mirino del Governo. Non bastava il mancato rinnovo del contratto, ora arriva il decalogo dei licenziamenti: dieci situazioni da ‘cartellino rosso’ che possono far scattare il licenziamento per motivi disciplinari.
Una scelta che ha scatenato la reazione dei sindacati. Questo Governo, ha spiegato il segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone è “il primo della classe nel facilitare i licenziamenti, mentre nel creare occupazione è ancora a ‘carissimo amico”.
Da quanto trapela, nel decreto Madia saranno precisate tutte le condizioni che determineranno l’espulsione: dito puntato contro chi salta il lavoro in giornate più intense, rischiando di creare rallentamenti alla macchina burocratica, chi fa uso di falsa attestazione della presenza in servizio e chi dimostra scarso rendimento. L’elenco precisa le situazioni ‘a rischio’, esplicitandole, tra cui le gravi e reiterate violazioni del codice di comportamento. Ad essere sotto il mirino anche i responsabili che davanti agli illeciti non faranno rapporto.
Si tratta “dell’ennesimo flop del Governo”, assicura il segretario generale dell’Ugl, come è avvenuto per le misure contenute nel Jobs Act “ultimo dei quali è il part time agevolato verso la pensione”. I gravi e inaccettabili ritardi, ha spiegato Capone, “non sono imputabili ai milioni di dipendenti in attesa di rinnovo del contratto, ma ad una intera classe dirigente, politica e amministrativa, che in materia ‘efficienza dello Stato’ merita ampiamente una sonora bocciatura”.
Insomma, per i dipendenti pubblici arriva una nuova ‘stangata’ e cambiamenti ci saranno anche nelle procedure: se ordinaria, l’azione deve essere conclusa entro tre mesi anziché quattro come in precedenza ed si conferma anche il licenziamento entro 30 giorni per tutte le azioni che portano al licenziamento, se vengono accertate in flagranza. Novità anche per quanto riguarda la malattia: sarà  l’Inps a sorvegliare. Ci sarà una regia sola, con medici dedicati, controlli automatizzati, archivi centralizzati. Nuovi criteri, dunque, attraverso cui svolgere gli accertamenti sulle malattie e tra le novità anche la possibilità di tornare a controllare, con verifiche ripetute.
Allo studio anche una rivisitazione di tutta la road-map dell’azione disciplinare. Per le infrazioni di minore gravità, per cui è previsto il solo richiamo verbale, le regole saranno stabilite dai contratti. I tecnici del ministero della P.a. stanno lavorando a una semplificazione dell’iter e si dovrebbe anche aprire a una gestione unificata per le sanzioni più gravi, per cui più amministrazioni possono fare capo a uno stesso ufficio. Inoltre i vizi formali, i cavilli giuridici, non potranno fermare l’azione: la violazione dei termini interni fissati per la procedura non potrà impedire di andare avanti, né potrà annullare la validità della sanzione inflitta, fatto salvo il diritto alla difesa. Inoltre se il giudice accerta una sproporzione con la sanzione disciplinare, il procedimento si ripete.
Insomma, sebbene ancora in attesa di rinnovo contrattuale, per i dipendenti pubblici sembra non esserci pace. Il Governo, però, farebbe bene a tenere a mente, come ha spiegato Capone, che  “nel privato la liberalizzazione dei licenziamenti non ha creato sufficiente e stabile occupazione” e sarà così anche per “il pubblico perché  non renderà più efficiente la pubblicazione amministrazione, colpevole sì di ritardi e inefficienze, come ha purtroppo rivelato la tragica serie di terremoti nel centro Italia”.