Il 2017 per la sanità campana è iniziato con il caso, meglio definirlo caos, all’Ospedale Santa Maria della Pietà di Nola. Uno scatto fotografico, postato su Facebook, ritraeva una triste realtà: gli ammalati stesi a terra, sulle coperte o direttamente sul pavimento. Questo perché non ci sono barelle, né abbastanza posti letto.
«Ecco come vengono curati e dove messo i pazienti all’ospedale di Nola» si legge nella breve premessa che racconta di un’emergenza sanità senza tempo e senza fine. Da quella frase è esploso il caso che ha travolto non solo i dirigenti del nosocomio (tre di loro sono stati sospesi dal servizio) ma, l’intera gestione, in Campania, di un settore indispensabile ma da sempre penalizzato e assai vulnerabile.
La sospensione dei tre medici è avvenuta a seguito della ‘spinta’ del Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca. La Direzione generale della Asl Napoli 3 Sud – in attesa di verificare eventuali responsabilità in relazione ai malati curati a terra nel pronto soccorso del nosocomio – ha optato per la sospensione del responsabile del pronto soccorso, del capo dell’area Emergenza e del direttore sanitario.
Intanto questa mattina, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, ha disposto un’ispezione in ospedale da parte dei carabinieri del Nas per accertare quanto accaduto.
“Medici, infermieri e operatori sanitari sono eroi. E quando arriva il malato hanno diritto e dovere di curarli. Ritengo invece che vedere pazienti a sdraiati a terra e’ il segno di un fenomeno di natura organizzativa su cui deve essere fatto un chiarimento molto serio – ha precisato il ministro della Salute. “In Campania – ha aggiunto – ci sono piani, gli atti amministrativi sono stati fatti e le reti sono state disegnate. Poi sta a chi li deve realizzare e monitorare il compito di verificare. E che questo sia fatto bene, nel modo più appropriato. Fra l’altro le crisi dovute ai picchi influenzali le conosciamo con largo anticipo. Il sovraffollamento dei pronto soccorso durante le feste e’ un tema conosciuto. Il tempo per organizzarsi c’è”.
Il direttore sanitario, uno dei tre sospesi, ha difeso il lavoro e le scelte fatte: “Abbiamo preferito curare le persone a terra piuttosto che non dare loro assistenza. In ospedale abbiamo 15 barelle, 10 delle quali al pronto soccorso, e sabato ne abbiamo ‘sequestrate’ due alle autoambulanze per far fronte all’emergenza venutasi a creare”.
Ma la colpa realmente è di chi, tra quotidiane difficoltà presta servizio, tentando di soccorrere e rispondere alle richieste dei pazienti o di chi non riesce a gestire e ad inviare le giuste risorse, mezzi e strumenti per poter lavorare in modo dignitoso? La salute è una priorità alla quale non si può rispondere con tagli e chiusure di presidi ospedalieri. Servono posti letto, ambulanze, è necessario colmare quel vuoto creato dal blocco del turn over – da oltre un decennio – che non permette di rispondere, in Campania, ad una carenza d’organico assurda ed ingiustificabile.
A parlarne a La Metasociale sono Franco Patrociello, segretario regionale dell’Ugl Sanità Campania e Pier Luigi Franco, segretario regionale Ugl Medici Campania. Al loro fianco, a sostegno di questa battaglia per la sanità (non solo per la Regione Campania) c’è Daniela Ballico, segretario nazionale dell’Ugl Sanità, da sempre attenta alle problematiche del settore e vicina ai lavoratori del comparto.
Patrociello, in particolare, ci ha spiegato che “con la chiusura dei presidi ospedalieri di San Gennaro (Rione Sanità), Santa Maria degli Incurabili ed Elena D’Aosta la situazione è divenuta ancora più difficile ed insostenibile”. Tra l’altro, ci racconta il sindacalista quei nosocomi erano ubicati anche in zone particolarmente sensibili alla criminalità organizzata, rispondevano a vere e proprie emergenze (quali gravi ferite provocate da armi da fuoco) e, ora, prioprio in quel pezzo di territorio è stato strappato un punto di riferimento importante.
“Non ci sono posti letto per rispondere ad un territorio cosi vasto e, soprattutto, ricordo al Presidente della Regione De Luca e al ministro Lorenzin che c’è una profonda carenza d’organico, dettata da un decennio di paralisi del turn over. I medici e gli infermieri che vanno in pensione o che per altri motivi non prestano più servizio non vengono sostituiti. Mancano le risorse umane, economiche ed una seria organizzazione del settore della Sanità in Campania. Quello che è successo a Nola – precisa il sindacalista – non è uno scandalo ma un’amara realtà con la quale conviviamo da sempre e, in ogni ospedale di Napoli e della Campania. A farne le spese, però, sono sempre e solo i lavoratori, come i professionisti sospesi in queste ore, che tra mille difficoltà hanno tentato comunque di portare a compimento il loro lavoro con dignità e rispetto dei loro pazienti. Se non c’erano barelle a disposizione o posti letto, la colpa non è certamente di chi stava lavorando. E soprattutto, cosa che manca da sempre è il coordinamento tra medici di famiglia ed ospedali. Mandare i cosiddetti “codici bianchi” in ambulatorio anziché al pronto soccorso sarebbe la scelta giusta evitando così di ostacolare le vere emergenze”.
Patrociello è chiaro e diretto in un’intervista fiume in cui racconta delle difficoltà che medici ed infermieri sono costretti a vivere quotidianamente e poi punta il dito contro il governatore De Luca: “E’ stata più volte decantata l’apertura dell’Ospedale del Mare di Napoli che avrebbe dovuto dare ossigeno alle altre strutture presenti sul territorio. Ma dal 21 dicembre sono stati aperti solo tre reparti di quell’ospedale ed il pronto soccorso non è funzionale al 100 per cento. Sono sicuro di una cosa – conclude Patrociello – i medici e gli infermieri tentano con la loro serietà e professionalità di rendere la nostra sanità dignitosa ma gli ostacoli, purtroppo, lungo il cammino sono molteplici e, quindi, siamo costretti a raccontare ogni giorno di una sanità da terzo mondo”.
A sostenere Patrociello e Franco, Daniela Ballico che, proprio oggi attraverso una nota ha dichiarato: “Siamo assolutamente d’accordo con il ministro della Salute: a Nola medici e infermieri hanno fatto il proprio dovere. Invece le responsabilità per non aver saputo prevedere e gestire in anticipo un naturale sovraffollamento di un pronto soccorso durante il periodo delle feste e’ una questione organizzativa che va attribuito al livello apicale”.
E’ da mesi ha ribadito la sindacalista che “denunciamo sul territorio le contraddizioni della gestione commissariale dalla Sanita’ in Campania: e’ bene che il ministro Lorenzin abbia deciso di vederci chiaro in questo faccenda e ci aspettiamo che faccia finalmente giustizia. La sonora bocciatura ministeriale sulla verifica dei livelli essenziali di assistenza e le difficolta’ ad assorbire negli ospedali il picco di epidemia influenzale sono aspetti dello stesso problema”.
“Se non trattiamo i malati – sottolinea Ballico – siamo passibili di procedimento penale per omissione di soccorso. Se li appoggiamo a terra siamo passibili di licenziamento per danno all’immagine dell’azienda: in Campania c’e’ un problema organizzativo che va al piu’ presto risolto per il bene di tutti, dei cittadini e degli onesti lavoratori”.