di Paola Saraceni – Segretario Nazionale Ugl Funzione Pubblica

In questi giorni ci è giunta la notizia di un’altra grave vicenda accaduta nel settore della Giustizia. Questa volta la vittima è un’assistente sociale fisicamente aggredita e pesantemente minacciata da un giovane in trattamento. A riguardo, la nostra Organizzazione sindacale non può che manifestare profonda preoccupazione non solo per lo stato di salute della collega, ma soprattutto per le condizioni di sicurezza cui si è quotidianamente costretti a lavorare.

Come i colleghi della Polizia Penitenziaria, gli assistenti sociali, gli educatori e gli altri operatori civili, sono esposti a rischi quotidiani e parte attiva di un’Amministrazione che, ormai da diversi anni, pare attenta soltanto a risparmiare in modo insensato.

Seguendo tale logica autodistruttiva, il Ministero della Giustizia si è persino ridotto a raccattare due spiccioli dagli stipendi del suo personale sotto forma di decurtazione per malattia. E pare totalmente indifferente e lontano dal suo cuore pulsante.

Gli operatori sociali e il loro lavoro sono nevralgici per la Giustizia, e quella minorile in particolare, perché seguono migliaia e migliaia di persone!

Nel caso di specie, ma la cosa riguarda anche l’USSM di Palermo e tanti altri Uffici di servizio sociale, il personale si trova ad operare in sedi non protette e prive di unità di Polizia. Contrariamente a quanto accade con gli UEPE che svolgono le medesime funzioni.

Potrebbe pertanto, capitare, che in una sede USSM qualche malintenzionato entri e decida di massacrare persone o di distruggere oggetti e uscire poi indisturbato. Ed in questo momento storico non è un’ipotesi peregrina! La stessa assenza di tutele si verifica quando gli assistenti sociali svolgono, com’è capitato alla collega, visite domiciliari in zone e/o con utenze difficili.

Probabilmente la risposta dei soliti burocrati sganciati dalla realtà delle cose sarà quella di chiudere alcune sedi, accorpare i servizi, o altre fantasie allucinate cui siamo stati abituati negli ultimi tempi e che hanno prodotto e producono danni e costi superiori.

Intanto perché chiudere è leggibile unicamente come pericoloso arretramento. I servizi sociali, le comunità, i Centri di prima accoglienza, e, quindi, le tante sedi distaccate svolgono importanti funzioni di presidio dello Stato su territori ad alta densità criminale minorile.

E poi perché chiudere, molto spesso, non significa efficentizzare e/o risparmiare. I servizi dello Stato vicini al cittadino, soprattutto quando il cittadino proviene da contesti disagiati e/o a rischio di marginalizzazione, forniscono un servizio vitale, accorciano i tempi di intervento, non sovraffaticano gli operatori.

Qualora dovessero verificarsi altri fatti analoghi l’Ugl Funzione Pubblica è pronta a valutare l’opportunità di costituirsi in sede civile a tutela del personale.

Per tutto quanto sopradetto l’Ugl Funziona Pubblica sollecita un intervento secondo le seguenti linee:

  • Assistenza della collega in tutte le fasi della vicenda – Sia in sede penale, garantendole l’assistenza dell’Avvocatura di Stato e verificando la comunicazione della notitia criminis alla Procura competente. Sia in sede professionale, con le comunicazioni all’ordine e alle strutture previdenziali;
  • Istituzione di un tavolo di trattative sindacali – Si è accantonata, per motivi non declinati in questa sede, la questione del passaggio degli operatori penitenziari ai ruoli tecnici; posizione lavorativa che restituisce in termini contrattuali un maggiore riscontro di salvaguardia dei diritti soggettivi e una maggiore possibilità di tutela dello stato di salute psico fisica di quei lavoratori che, giorno dopo giorno, si trovano gomito a gomito con i delinquenti. Per quanto qui sinteticamente esposto si ritiene imperativo e imprescindibile dare corso ad un tavolo di trattative sindacali.
  • Istituzione di un presidio a garanzia del personale in tutte le sedi USSM – A tal proposito si coglie l’occasione per richiedere un interpello regionale del personale di Polizia Penitenziaria per quattro unità, due sulla sede di Palermo e due su quella di Trapani. Estendendo analogamente la previsione del presidio a tutte le sedi USSM d’Italia.