di Marco Colonna
Nel silenzio generale della politica, travolta dalla crisi del governo Renzi, si avvicina una scadenza molto importante per almeno sei milioni di pensionati italiani , ovvero coloro che percepivano un assegno mensile di poco superiore ai 1.440 euro lordi nel 2012 e nel 2013, che hanno diritto ai rimborsi della rivalutazione pensionistica indebitamente bloccati qualche anno fa dalla cosiddetta “norma Fornero”.
Una norma varata fra lo sdegno generale dal governo Monti che aveva effetto sugli anni successivi e che la Consulta – con sentenza n.70 del 30 aprile 2015 – aveva bollato come incostituzionale .
E la stessa Corte Costituzionale tornerà ad esprimersi a breve anche alla luce anche dei ricorsi-pilota presentati in tutta Italia alle Corti dei Conti regionali per i pensionati del pubblico impiego e ai Tribunali della provincia di residenza per i lavoratori a riposo del settore privato.
Ed in vista del pronunciamento della Consulta, atteso a giorni , c’è qualcosa che i pensionati possono – anzi, secondo il sindacato, devono – fare: inviare una lettera di diffida all’Inps con cui mettere in cassaforte il diritto a richiedere il maltolto, nel caso in cui la Corte Costituzionale si esprima a loro favore.
E c’è da fare in fretta, c’è tempo infatti fino al 31 dicembre per far scattare questa tutela.
Perchè al 31 dicembre 2016 saranno trascorsi cinque anni dall’entrata in vigore della Riforma delle pensioni messa a punto dall’ex ministro Elsa Fornero. Dopo questa data, se il pensionato non farà alcuna mossa, passerà in cavalleria il diritto a richiedere le quote di assegno mensile corrose dal blocco delle perequazioni e non ancora riscosse, o riscosse solo in parte grazie al mini rimborsino del governo Renzi – il cosiddetto decreto Poletti – e contro il quale l’Ugl era scesa in tutte le piazze d’Italia nell’agosto del 2015, con l’iniziativa “Il governo volta le spalle ai pensionati”.
Nell’occasione il governo Renzi si era limitato a restituire ai pensionati molto meno rispetto a quanto effettivamente spettante.
Ma per recuperare le somme illegittimamente negate, ci hanno pensato i giudici di merito, ai quali tanti pensionati , anche con l’aiuto dell’Ugl, si sono rivolti con varie “cause pilota” per far valere i propri diritti.
I tribunali infatti, hanno sollevato la questione di costituzionalità del decreto del governo Renzi , riportando, ancora una volta, la vicenda della rivalutazione delle pensioni, sul tavolo della Corte Costituzionale chiamato oggi a decidere e qualora la Corte dovesse accogliere la tesi dei giudici, i pensionati avrebbero diritto al rimborso automatico delle somme non percepite e ne beneficerebbero anche coloro che non hanno presentato, ad oggi, alcun ricorso.
Nel silenzio generale l’Ugl ricorda però che il diritto alla rivalutazione pensionistica riconosciuto dalla Consulta è soggetto a prescrizione quinquennale e per interrompere la prescrizione è necessario inviare all’Inps, entro la fine del mese, una raccomandata con ricevuta di ritorno, con la quale si chiede la ricostituzione della propria pensione.
In questo modo, in caso di parere favorevole della Corte Costituzionale, ogni pensionato potrà far valere un proprio diritto e sperare di vedersi restituire quanto indebitamente sottratto dai governi Monti e Renzi. Una questione che dovrà affrontare anche il neo premier incaricato Gentiloni.
L’invito dell’Ugl ai pensionati è di rivolgersi al più presto agli sportelli sindacali provinciali e territoriali : il servizio è gratuito.