“Aiutare le banche” sarebbe stato un pericoloso inciampo sulla via del Referendum per un Renzi già in crisi di consensi e, così, nella mano di poker giocata sulla pelle di azionisti, contribuenti e dipendenti, il Presidente del Consiglio ha detto “passo” lasciando nei cassetti – e al successore – il decreto “salva MPS”.
L’ipocrisia – perché di questo si tratta, visto che le banche sono state costantemente e continuamente aiutate dal governo – ha dunque avuto la meglio, ma non solo.
Ci sarebbe, infatti, qualcosa da dire sul ruolo che in questa brutta storia ha giocato JP Morgan, la banca d’affari tanto cara al nostro ex Premier al punto da darle credito – e non “a gratis” – sul cosiddetto “piano A”, l’ideona, cioè, che il Monte si potesse salvare grazie ad una massiccia trasfusione di fondi provenienti dagli emiri del Qatar e dal “mercato”…
Già, JP Morgan, la banca di Jamie Dimon, il Ceo, quella stessa per intenderci, che aveva diffuso il famoso report dove le Costituzioni degli Stati del Sud Europa erano considerate “un ostacolo all’integrazione perché garantivano troppe tutele ai lavoratori” e persino “il diritto di protestare” (sic!)…
Dei soldi arabi, naturalmente, non si è sentita neppure la puzza e l’uomo (Dimon) che, secondo le cronache, aveva incontrato nel 2012 e poi nel 2014, assieme a Tony Blair, Matteo Renzi per introdurlo nel mondo della finanza che conta, si è defilato o, comunque, ha fallito anche questo obiettivo lasciando il Monte in brache di tela.
“La gravissima situazione in cui versa il Monte dei Paschi di Siena e’ l’ennesima dimostrazione dell’incapacita’ degli ultimi governi di gestire la crisi del sistema bancario” ha dichiarato il segretario generale dell’Ugl Credito, Piero Peretti, sottolineando come “in Germania e in Spagna, quando era ancora possibile, si e’ affrontato il problema dei crediti cosiddetti ‘deteriorati’ con massicci interventi da parte dello Stato (200 miliardi in Germania e 50 miliardi in Spagna). In Italia, al contrario, i nostri miopi governanti – prosegue – hanno sottovalutato il problema, tempestandoci con dichiarazioni rassicuranti sulla tenuta del nostro sistema bancario e non intervenendo su un management incapace e strapagato”.
“L’ex premier Renzi – aggiunge Peretti -, la cui unica preoccupazione era quella di licenziare centomila bancari, non e’ stato minimamente in grado di affrontare il riordino dell’intero settore ed il suo governo ha emanato leggi persino sbagliate, come la riforma delle banche popolari recentemente bocciata dal Consiglio di Stato”.
Per il sindacalista “occorrono interventi immediati per scongiurare una crisi che, com’e’ noto, non riguarda solo Mps ma l’intero settore creditizio. Siamo preoccupati – conclude – e non vorremmo che, a pagare il conto, siano solo i dipendenti e i clienti delle banche”.