Come da copione il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha incaricato Paolo Gentiloni di “provare” a formare il Governo che succederà a Matteo Renzi.
Il fiorentino ha intanto vergato – via Facebook e come se no? – una sorta di testamento politico che i più vorrebbero veder affidato, in funzione di esecutore testamentario, proprio all’ex Ministro degli Esteri.

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Il Presidente incaricato, come si dice ritualmente, ha subito affermato che il lavoro svolto dal Capo dello Stato – ma sarebbe stato più giusto dire dall’ex inquilino di Palazzo Chigi! – gli consentirà di accorciare i tempi dei “sondaggi” tra le forze politiche considerata “l’indisponibilità delle maggiori forze di opposizione a condividere responsabilità di governo”; in sostanza non cambierà nulla o forse solo qualche nome (Boschi, Giannini, Poletti, Galletti sono tra i maggiori indiziati a fare definitivamente le valige).

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Scontato l’impegno a proseguire l’attività di sostegno alle zone terremotate (speriamo, invece, che cambi qualcosa altrimenti sembra una….minaccia) nessuna precisazione sulle direttive di marcia che caratterizzeranno il nuovo Esecutivo se non la volontà – e non è poco, se sincera – di lasciare che sia il Parlamento (e non il Governo, n.d.r.) a decidere sulla nuova, urgente, legge elettorale.
Se quello di Gentiloni non sarà solo il “secondo tempo” del film già visto da tre anni a questa parte con il Governo Renzi, lo vedremo presto da come il “nuovo” Premier si muoverà su questioni delicate e fondamentali come il lavoro, i CCNL del Pubblico impiego e non solo, il Mezzogiorno, la famiglia, le tasse.
L’Italia con il voto del quattro dicembre ha dato un segnale inequivocabile al governo ed alla politica: speriamo che tutti ne facciano tesoro.