Anche per essere semplicemente arroganti occorre essere intelligenti e sembra – a leggere le sentenze che, giorno dopo giorno, smontano le “riforme” del Governo – che questa classe dirigente proprio non lo sia.
Dopo la Madia è la volta di Padoan e Renzi ad essere bocciati, per il momento “solo” dal Consiglio di Stato, per gli evidenti, clamorosi, vizi di incostituzionalità della legge, anzi, del decreto legge, con cui, nel gennaio dell’anno scorso, Palazzo Chigi ha cancellato le Banche Popolari e quelle Cooperative.
Secondo Palazzo Spada, infatti, non c’erano i “requisiti dell’urgenza” nel decreto con cui Renzi abolì il voto capitario e la forma cooperativa decretando così la fine di un mondo che nel periodo di massima crisi e mentre le grandi banche d’affari e non solo provocavano la più grande crisi economica mondiale dal dopoguerra, aiutavano imprese e famiglie a tirare avanti.
Lo scandalo della “Etruria” aveva aiutato il centrosinistra a cancellare questa esperienza unica e vincente di fare banca, andando incontro alle richieste della grande finanza e delle grandi banche da sempre contrarie a questa “anomalia” tutta italiana.
Sarà la Consulta, ora, a decidere definitivamente sulla questione che ha tanti risvolti e profili tecnici da esaminare e moltissimi nodi da sciogliere.
“E’ uno stop salutare e utile per ripensare una riforma che cancella un pezzo di storia del credito in Italia ma che, soprattutto, riduce gli spazi di democrazia economica all’interno di un sistema che avrebbe invece bisogno di più partecipazione e maggiore trasparenza”, ha affermato il Segretario Nazionale dell’UGL-Credito, Piero Peretti.
“Abbiamo denunciato sin dall’inizio la mancanza del requisito dell’urgenza rispetto ad un provvedimento chiaramente ispirato da Bruxelles e dalle lobbies finanziarie di oltre Oceano che ha distrutto posti di lavoro e professionalità irripetibili quanto necessarie ai territori; speriamo – ha concluso Peretti – che la Corte Costituzionale confermi l’impostazione del Consiglio di Stato e si torni subito indietro, restituendo all’azionariato popolare ed alle cooperative quello che era stato costruito con secoli di sacrifici”