di Marco Colonna
Ad un anno e mezzo dall’introduzione del jobs act il bilancio della riforma del lavoro introdotta dal governo Renzi è certamente negativo. L’aumento netto dei posti a tempo indeterminato è stato molto basso, e semmai è avvenuta una parziale trasformazione di posti di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato a fronte di un esorbitante trasferimento di risorse pubbliche (per la decontribuzione la ben 22 miliardi di euro in 3 anni) a società che, anche con l’incentivo, non assumono perché non c’è domanda.
L’ultima prova che il jobs act non ha inciso nelle dinamiche del lavoro è nell’ultimo rapporto Istat
Nel mese di ottobre la stima degli occupati cala nuovamente, secondo mese di fila, rispetto a settembre (-0,1%, pari a -30 mila unità). Una flessione che riguarda tutte le classi di età ad eccezione degli ultracinquantenni. E diminuiscono anche i dipendenti a tempo indeterminato, mentre crescono quelli a termine e restano stabili.
Il tasso di occupazione a ottobre è pari al 57,2%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto a settembre.
E nel complesso del periodo agosto-ottobre si registra un calo degli occupati rispetto al trimestre precedente (-0,2%, pari a -34 mila), che interessa gli uomini, le classi di età fino a 49 anni e i lavoratori indipendenti.
Il tasso di disoccupazione risulta pari all’11,6%, in lieve calo di 0,1 punti percentuali su base mensile. La performance degli altri Paesi Europei è decisamente migliore.
Per avere un’idea il tasso assoluto di disoccupazione nell’area euro a ottobre 2016 è al 9,8% e se si considera l’intera Ue il tasso di disoccupazione a ottobre è stato dell’8,3%. I tassi di disoccupazione più bassi sono stati registrati in Austria (4,8%), Germania (5,4%), Lussemburgo (5,5%) e Paesi Bassi (6, 2%). I più alti in Grecia (26,4%), Spagna (26,3%) e Portogallo (17,5%). La Francia raggiunge il suo massimo storico, 10,8%.
In Italia la minore partecipazione al mercato del lavoro a ottobre, in termini sia di occupati sia di persone in cerca di lavoro, si associa all’aumento della stima degli inattivi (coloro cioè che hanno rinunciato a cercare lavoro poiché scoraggiate dalle difficili prospettive del mercato) tra i 15 e i 64 anni (+0,6%, pari a +82 mila).
Tale crescita compensa in parte il forte calo registrato a settembre (-0,8%). L’aumento interessa entrambe le componenti di genere e le classi di età fino a 49 anni. Il tasso di inattività sale al 35,1%, in aumento di 0,2 punti percentuali.
In Italia questo fenomeno riguarda ormai il 12,1% della popolazione attiva totale, contro una media del 4,6% in Europa, ossia 3 milioni di disoccupati non ufficiali.
A ottobre , il tasso di disoccupazione giovanile, under25 in Italia, rimane elevato seppure in lievissima discesa al 36,4% (-0,4 punti percentuali rispetto al mese precedente).
Nell’arco del periodo agosto-ottobre al calo degli occupati in Italia si accompagna l’aumento dei disoccupati (+0,7% pari a +19 mila) e la sostanziale stabilità degli inattivi.
Su base annua, inoltre, preoccupa la situazione degli occupati part-time che vorrebbero invece lavorare a tempo pieno: sono 600mila in Italia.