di Daniele Milani
Come recita un proverbio mutuato dal mondo della sport, quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare.
Siamo ormai vicini al giorno del referendum e, stante, per usare un eufemismo, l’estrema incertezza sulla prevalenza del “si”, sono scesi in campo i pezzi da novanta.
Secondo uno schema ormai collaudato si sono messi in moto tutti quei meccanismi che vengono attivati ogni qual volta che si teme che la politica italiana prenda una strada non gradita alla comunità finanziaria internazionale.
Tanto per cominciare il Gran Mastro del Grand’Oriente d’Italia ha invitato perentoriamente i circa 23.000 adepti alla Loggia più importante tra quelle che operano nel nostro paese a votare per il “si”.
Lo stesso parere è stato espresso dall’Ambasciatore USA in Italia, che ovviamente, in funzione della sua carica rappresenta, o forse rappresentava, il governo del suo paese.
Per non parlare dei circoli finanziari inglesi e d’oltreoceano che, corposamente rappresentati dalla loro stampa di riferimento ( per esempio il Financial Time e il Wall Street Journal) hanno aperto un fuoco di fila arrivando addirittura ad ipotizzare un’uscita dell’Italia dall’area EURO nel caso che il governo, capitanato dall’insigne fiorentino, venga sconfitto il prossimo 4 dicembre.
Non si sono fatti, naturalmente, attendere gli speculatori e lo spread, che languiva al di sotto dei cento punti sin dalla estromissione dal governo dell’odiato Berlusconi e del suo Bunga Bunga, sta risalendo rapidamente fino alla soglia 200 e, forse oltre.
A fronte di tutto ciò non poteva mancare l’intervento dell’intramontabile Presidente poco emerito Giorgio Napolitano, il quale, pur stigmatizzando i toni della campagna elettorale ha assicurato la sua entusiastica adesione alla campagna referendaria per il “si”.
Tratteremo, magari un’altra volta il merito della questione dal punto di vista giuridico e politico. Per intanto, però, lasciateci dire una cattiveria.
Ogni qualvolta una questione viene fagocitata dalle forze, neanche tanto oscure, alle quali più sopra abbiamo fatto riferimento, con conseguente pesante presa di posizione nel senso a loro gradito, l’istinto ci suggerisce di schierarci dall’altra parte, a prescindere, come diceva il compianto Totò.
Nel senso che quando si intravedono comparire all’orizzonte squadre, compassi e parannanzine, l’esperienza ci insegna che qualcosa di male sta per accadere a quel che resta della nostra sovranità nazionale e della nostra comunità.