Finis Europae?


di Daniele Milani

Se il buon giorno si vede dal mattino, per il nostro continente non si annuncia un futuro esaltante.

All’indomani della elezione di Trump, anche in virtù delle esternazioni del neo presidente durante la campagna elettorale, è apparso subito chiaro agli osservatori politici meno sprovveduti, o meno accecati dalla faziosità, come il quadro politico internazionale stia rapidamente evolvendosi.

Tale evoluzione si concretizzerà sostanzialmente in una scelta da parte della nuova amministrazione di perseguire da un lato una politica economica protezionista e dall’altro nella ricerca di nuove e più forti alleanze in ambito internazionale.

Rispetto a queste ultime appare evidente l’intenzione della nuova Amministrazione di dar luogo ad una corsia privilegiata con la Russia di Putin. Intenzione perfettamente e calorosamente ricambiata.

E’ evidente che se ciò dovesse accadere (e secondo noi accadrà), il vecchio continente, che fino ad oggi, pur recitando ormai storicamente un ruolo assolutamente subordinato, aveva conseguito un qualche privilegio di rapporti con “ l’alleato padrone”, da ora verrà messo ai margini della grande politica, senza peraltro poter sperare di trovare nuovi alleati,  vista l’inanità delle sue classi dirigenti e la sostanziale impotenza economica che caratterizza la rissosa esistenza della UE.

A fronte di un quadro siffatto, francamente sconcertante, ci sono poi coloro che con dissennate dichiarazioni e azioni rendono ancor più difficile un percorso di inserimento.

Tra questi “coloro” spicca come una marasca su una torta ricoperta di panna, l’ormai famigerato Presidente della Commissione Europea al secolo Jean Claude Juncker.

L’iracondo funzionario, stizzito oltremisura per la elezione di Trump, evidentemente poco gradita, ha immediatamente coniugato il suo disappunto con dichiarazioni francamente bizzarre

Nel manifestare tutto e per intero il suo dolore ha affermato che il nuovo presidente farà perdere al mondo due anni, giusto il tempo che dovrà impiegare per conoscere lo stesso.

Ora non possiamo esimerci dall’affermare che tale esternazione sia connotata da una instabilità assoluta che, peraltro si potrebbe appalesare come una esimente per l’insigne statista, palesemente  poco capace di intendere e di volere.

Purtroppo però le parole pesano e quanto affermato da Juncker non concorrerà certo a rasserenare l’animo dei responsabili della politica estera americana che potranno facilmente essere preda di oscuri interrogativi come quelli riassumibili in tre domande: ma questo chi è, perché lo fanno parlare e soprattutto perche dobbiamo prenderlo in qualche considerazione.Va detto, a parziale consolazione, che i governi dei singoli stati europei, ad iniziare dal Regno Unito e passando per la Francia, non sembrano condividere tali sciocchezze.

Resta però, purtroppo il fatto che la vita e l’esistenza dei popoli europei, già di per sé assai grame, sono condizionate dagli umori, quasi sempre acidi, di un oscuro funzionario non eletto e nominato non si sa bene da chi, che, fino a qualche anno fa, presiedeva il Consiglio dei Ministri di uno stato, il Lussemburgo, che conta, forse, più parlamentari che abitanti, insomma non è precisamente, per dimensioni, la Cina. Anche se ha molte banche.