“Vi prego, stateci vicini, dobbiamo scoprire insieme quello che è successo a Sissi”. Questo è l’appello di Salvatore Mazza Trovato ai microfoni di ‘Chi l’Ha visto?’. Sua figlia, Maria Teresa (Sissi), continua a lottare tra la vita e la morte per la gravità delle lesioni all’encefalo provocate dal colpo di pistola che – secondo una prima ricostruzione –  la ragazza avrebbe esploso contro se stessa per togliersi la vita. Ma papà Salvatore e mamma Caterina non credono all’ipotesi del suicidio. Quella mattina, quando Sissi era in servizio per il controllo di una detenuta all’ospedale civile di Venezia, deve essere accaduto qualcosa (o pochi istanti prima di aprire il fuoco o nei giorni precedenti). Ovviamente saranno gli inquirenti a sciogliere il nodo stretto dai mille dubbi che si intrecciano al dolore e alla paura di queste ore.

Maria Teresa è una giovane sportiva ma, prima di tutto, indossa una divisa: è un’agente di polizia penitenziaria e tutti, sanno che quel mestiere è forse uno dei più complicati al mondo.

Sissy è stata ritrovata in una pozza di sangue – martedì primo novembre – al piano terra dell’ospedale civile di Venezia, non lontana dall’uscita dove la stava attendendo l’unità navale della Polizia Penitenziaria che l’avrebbe riaccompagnata al carcere femminile della Giudecca.

Si era recata, al reparto pediatria, per il controllo di una detenuta. Fin qui, tutto documentato. Ma, nel momento in cui è entrata nell’ascensore è come se il tempo si fosse fermato all’esplosione di quel proiettile. A soccorrerla nell’immediato un pediatra ma viste la evidente gravità delle sue condizioni, sono intervenuti i chirurghi che l’hanno intubata sul posto per stabilizzarla e permettere il suo trasporto a Mestre dove si trova attualmente.

Questi gli unici dati certi sull’accaduto, per il resto solo notizie mai verificate, ipotesi più o meno suffragate da testimonianze o dati oggettivi, un’indagine di cui alcun dato trapela a differenza di molti casi di cronaca che quotidianamente ci vengono raccontati in tutte le loro sfaccettature dai mass media televisivi. Alessandro De Pasquale, segretario nazionale dell’Ugl Penitenziaria, sostiene con forza l’appello della famiglia di Sissi affinchè sia fatta presto luce su una vicenda macchiata da tante ombre.

“Le indagini  – precisa il sindacalista – devono partire, dunque, da quell’ascensore, dalle tracce rinvenute sul suo corpo, sul posto e nei luoghi immediatamente attigui, ai piani superiori di quel padiglione ospedaliero in prossimità dell’ascensore dove è stata trovata; le testimonianze delle persone che per ultime hanno visto la poliziotta negli istanti precedenti ed il controllo delle telecamere di sorveglianza.

Dati oggettivi che, si ritiene le indagini in corso abbiano già raccolto, ma di cui nulla è dato sapere. Accanto a questo però è necessario vedere oltre e, per dissipare ogni ragionevole dubbio, indagare sulla vita di Sissi.

Il Ministero della Giustizia  – chiede espressamente De Pasquale – accanto alla Magistratura, verifichi le reali condizioni di lavoro all’interno della realtà del penitenziario veneziano e conduca un’accurata indagine ispettiva per chiarire ogni dubbio. Questo è il minimo che si possa pretendere, a tutela della poliziotta: indagare per capire”. La speranza è che la giovane possa presto risvegliarsi e raccontare a noi tutti la sua verità. Forza Sissy siamo tutti con te!

Fiaccolata silenziosa per Sissi a Mestre: “Vogliamo la verità, speriamo torni tra noi http://mestre.veneziatoday.it/fiaccolata-guardia-carceraria-suicida-video.html