Il Mediterraneo continua ad inghiottire vite umane e speranze di tanti popoli che cercano di fuggire dalla loro terra e di aggrapparsi ad una vita migliore, altrove. Tanti i minori non accompagnati (fino a inizio ottobre 2016, sono arrivati via mare in Italia 22.500 minori di cui 20mila non accompagnati. Un numero, rispetto allo scorso anno, decisamente in crescita – fonte Save The Children).
Il Terzo Rapporto sulla protezione internazionale in Italia per il 2016 ha evidenziato che da gennaio alla fine di ottobre di quest’anno, sono 4.899 i migranti che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa di cui 3.654 sono morti proprio nelle acque del mare Nostrum.
“L’ennesimo drammatico naufragio segnalato oggi da Medici senza frontiere conferma che sulla gestione dei fenomeni migratori si misura il fallimento dell’Unione Europea”.
E’ Luciano Lagamba, presidente del Sei Ugl e da sempre attento alle problematiche che affliggono il mondo dell’immigrazione a commentare la notizia dell’ennesima tragedia avvenuta in mare. L’Organizzazione umanitaria, difatti, ha soccorso – proprio nelle ore precedenti – un’imbarcazione dove a bordo c’erano, secondo i superstiti, 130 persone. Ventisette sono i migranti tratti in salvo. Novantasei, dunque, i dispersi. Recuperati anche sette cadaveri. L’ennesima tragedia, perché – quasi ogni giorno – migliaia di vite vengono travolte dalla furia del mare, il loro primo ostacolo, durante la fuga per la loro vita.
“E’ quindi evidente che l’UE in questi anni non è stata capace di dare risposte concrete – precisa Lagamba – né in termini di cooperazione allo sviluppo, soprattutto nei Paesi del Nord Africa, né in termini di accoglienza e di inserimento lavorativo condividendo tra i Paesi membri la gestione del fenomeno”.
Allora serve un cambio di rotta, partendo proprio da un “drastico cambiamento delle politiche di immigrazione e integrazione. Questo – spiega a La Metasociale Lagamba – servirebbe a creare un meccanismo obbligatorio e permanente tra gli Stati europei di suddivisione delle quote di migranti.
Risposte dettate esclusivamente dall’emergenza “non sono utili e non rispondono alla necessità della creazione di un corridoio alternativo umanitario, terrestre e marittimo, dai Paesi d’origine verso il vecchio Continente per evitare tragedie per le quali l’Europa si scandalizza e si allarma puntualmente ad ogni accadimento senza però trarne le dovute conseguenze” conclude il sindacalista.
I PASSAGGI FONDAMENTALI DEL RAPPORTO
Nei primi 10 mesi del 2016 – rivela lo studio – sono stati 159.432 i migranti arrivati in Italia, pari a un 13 per cento rispetto al 2015: lo rende noto il Terzo Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2016, secondo il quale di questi 19.429 sono minori non accompagnati (12,1 per cento). Sempre a fine ottobre in Italia sono state accolte 171.938 persone in diverse strutture di accoglienza (Caram, Cdam, Cpsam, Cas e Sprar).
Il rapporto ha anche contato, nel 2015, 1 milione e 393.350 domande di protezione internazionale in Europa, valore “più che raddoppiato rispetto all’anno precedente”. La Germania, con 476.620 domande presentate (pari al 36% nell’Ue) è il primo Paese per richieste di protezione internazionale, seguita da Ungheria, Svezia, Austria e Italia. Questi ultimi 5 Paesi raccolgono nel complesso il 74,8 per cento delle domande presentate nell’Unione europea.
Nel 2015 sono stati più di 65 milioni i migranti forzati nel mondo, di cui 21,3 milioni rifugiati, 40,8 sfollati interni e 3,2 milioni di richiedenti asilo: il dato è contenuto nel Terzo Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2016, realizzato da Anci, Caritas Italiana, Cittalia, Fondazione Migrantes e dal Servizio centralo dello Sprar, in collaborazione con Unhcr. Nel mondo, nello scorso anno, circa 34mila persone al giorno sono state costrette a fuggire dalle loro case per l’acuirsi di conflitti e situazioni di crisi, vale a dire – rivela lo studio – una media di 24 persone al minuto.