di Marco Colonna
Nel terzo trimestre 2016, il tasso di posti vacanti destagionalizzato nel complesso delle attività economiche considerate è pari allo 0,7 %, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Il tasso cresce di 0,1 punti percentuali nei servizi, raggiungendo lo 0,7%, mentre rimane stabile allo 0,6% nell’industria.
Questi i dati resi disponibili dall’Istat nelle ultime stime preliminari del tasso di posti vacanti nelle imprese dell’industria e dei servizi con almeno 10 dipendenti .
Un quadro statistico che conferma l’analisi più volte condotte da La Meta sociale sul mercato del lavoro: ci troviamo di fronte ad una fase di stagnazione. Ancora lontana dall’auspicata ripresa più volte sbandierata demagogicamente dal premier Renzi. Lontani dagli effetti auspicati dal presidente del consiglio del jobs act , acclamato dal Governo come panacea di tutti i mali del mondo del lavoro italiano.
I posti vacanti analizzati da Istat misurano le ricerche di personale iniziate e non ancora concluse, ovvero quei posti di lavoro retribuiti che siano nuovi o già esistenti, purché liberi o in procinto di diventarlo, per i quali il datore di lavoro cerchi attivamente un candidato adatto al di fuori dell’impresa interessata e sia disposto a fare sforzi supplementari per trovarlo.
Le percentuali di figure professionali cercate dalle aziende del 3° trimestre 2016 che si discostano di poco dallo “zero virgola” dimostrano la contrapposizione speculare fra licenziamenti e nuove assunzioni, con un aumento dei posti liberati da cessazioni di rapporti di lavoro pari a zero. Le aziende quindi non cercano personale e, ovviamente, non creano occupazione.
E per avere un quadro preciso della situazione basti pensare che i dati Istat sono stati prodotti sulla base di due rilevazioni: quella mensile sull’occupazione, gli orari di lavoro, le retribuzioni e il costo del lavoro nelle grandi imprese, per le imprese con almeno 500 dipendenti dell’industria e dei servizi; quella trimestrale sui posti vacanti e le ore lavorate, per le imprese con 10-499 dipendenti dell’industria e dei servizi.
Un tasso di posti vacanti che oscuilla fra lo 0,1 e lo 0,7% è indicativo di una fase recessiva in cui la contrazione dell’economia crea aspettative negative nelle imprese, che adottano una riduzione della produzione. Come attesta l’ultimo report dell’Osservatorio sul precariato pubblicato dall’Inps che evidenzia una ripresa della disoccupazione, soprattutto quella giovanile, e un nuovo calo degli occupati.