“La Riforma Costituzionale rappresenta un attacco alla sovranità popolare e alle fondamenta della democrazia. Una riforma che non riduce i costi della politica ma affonda semplicemente ‘la lama’ nel cuore dei principi democratici di questo Paese”.

paolo-capone-800x390Per questo motivo l’Unione Generale del Lavoro si schiera apertamente per il ‘No’ e – come annunciato attraverso una nota stampa –  il segretario generale Francesco Paolo Capone anticipa che a breve sarà avviata una campagna di sensibilizzazione che, da Roma, si estenderà su tutto il territorio nazionale.

“L’Italia – ha precisato il numero uno dell’Ugl –  ha certamente bisogno di un cambiamento, ma in un senso più democratico e partecipativo. La riforma Renzi-Boschi – spiega ancora – taglia spazi di democrazia, non produce efficaci miglioramenti nei processi legislativi, non modifica in senso presidenziale l’assetto istituzionale, rende molto più complesso il ricorso ai referendum. Ma soprattutto cancella il Cnel che ha rappresentato, nel bene e nel male, il luogo d’incontro tra il mondo della produzione e il mondo del lavoro, una sorta di bilateralità ante litteram”.

Non dimentichiamo i temi cui è preposta l’attività del Cnel: la congiuntura economica, il mercato del lavoro, la contrattazione, l’immigrazione e la lotta alla criminalità. Temi su cui il confronto va garantito, perché non possono essere di esclusiva e totale competenza governativa.

“È davvero singolare che  – precisa il sindacalista – la sua cancellazione avvenga proprio quando il dialogo tra sindacati e imprese sta, seppur timidamente, incamminandosi verso forme più simili alla ‘partecipazione’ che alla ‘concertazione’.

“Non possiamo stare in silenzio, – conclude Capone – sono in gioco i nostri stessi principi fondativi. Per noi dell’Ugl urge una scelta, che non è quella di restare a guardare”

L’Ugl chiede di preservare le fondamenta e i valori imprescindibili della Costituzione chiedendo sostegno in questa campagna a tutti i cittadini. E’, quindi, necessario che:

  • “non venga abrogato l’art. 99 della Costituzione e che resti in essere il Cnel, quale “camera di confronto” da sostituirsi al Senato, quale luogo deputato ma autonomo e deliberante, affinché le Organizzazioni ed i corpi intermedi possano attuare un dialogo costruttivo e finalmente partecipato di ogni decisione governativa, che coinvolga le classi produttive del Paese;
  • Prima di modificare la Costituzione, trovino attuazione gli articoli non ancora applicati, quale l’art. 46, infatti:  “Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende”. L’attuazione dello strumento della partecipazione all’impresa da parte dei lavoratori, realizzerebbe, di fatto, in concreto, quell’idea di Stato sociale, in cui consiste il futuro del nostro Paese;
  •  Lo Stato italiano deve essere uno Stato nazionale del lavoro, basato su un principio di “socializzazione”. L’Ugl chiede uno Stato sociale, partecipato e coerente con il mondo produttivo, tutelato da una Costituzione che sia a difesa delle persone e che sia all’altezza di perseguire il compito per cui è stata designata: la salvaguardia e lo sviluppo, eticamente e produttivamente sostenibile, di una civiltà della “Repubblica italiana, democratica e fondata sul lavoro”, come recita l’art. 1, non dimenticando che  è “compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana” ; “ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.