Almaviva, la tempesta si abbatte sul futuro di 2511 lavoratori. Tra rischio delocalizzazioni, gare al massimo ribasso e perdite di commesse il più grande gruppo di call center in Italia alza bandiera bianca e, si arrende, comunicando l’apertura di una nuova “procedura di riduzione del personale, all’interno di un nuovo piano di riorganizzazione aziendale”. All’interno di questa procedura è prevista la chiusura dei siti produttivi di Roma e Napoli e una riduzione di 2.511 persone. L’unica speranza è appesa ai 75 giorni di trattativa prevista per legge prima che i licenziamenti possano scattare definitivamente.
In una nota diramata da Almaviva si legge: “Il nuovo piano di riorganizzazione, orientato a contenimento dei costi, ottimizzazione del processo produttivo, efficientamento logistico e valorizzazione delle tecnologie proprietarie prevede la chiusura dei siti produttivi di Roma e di Napoli ed una riduzione di personale pari a 2511 persone riferite alle sedi di Roma (1666 persone) e Napoli (845 persone)“. Le perdite medie mensili nei due siti “nel periodo successivo all’accordo del 31 maggio (giugno-settembre 2016), nonostante l’utilizzo di ammortizzatori sociali, sono pari a 1,2 milioni di euro su ricavi mensili pari a 2,3 milioni di euro. Il piano coinvolge il 5% del personale attualmente in forza al gruppo a livello globale“.
Per i sindacati si tratta di una decisione aziendale “scellerata, palesemente in violazione dell’accordo della scorsa primavera”.
L’Ugl a riguardo non abbasserà la guardia e continuerà a seguire la vertenza con attenzione: in gioco c’è il futuro di 80mila addetti.
La prima procedura – che non sembra essere distante anni luce da quale realizzata oggi – e aperta a marzo, non era onestasmente arrivata come un fulmine al ciel sereno. La decisione di Almaviva era nell’aria ed ha completamente paralizzato un settore che in Italia sostiene economicamente 80mila persone: 40mila nell’inbound (gli operatori che rispondono alle telefonate) e altrettanti nell’outbound (chi fa teleselling). Almaviva Contact fa parte del Gruppo Almaviva ed è la principale azienda di contact center del Paese. Pur facendo parte di un gruppo che ha internazionalizzato, ha sempre evidenziato come insostituibile un aspetto della propria attività: niente delocalizzazioni. A questo punto, delocalizzazioni (da parte di call center che hanno iniziato a fare prezzi sempre più aggressivi) e gare al massimo ribasso hanno fatto il resto, con Almaviva che ha iniziato a perdere commesse.
L’annuncio arriva in un momento di nuovo bollente intorno all’azienda: negli ultimi giorni si erano tenuti incontri a Palermo con i sindacati sui trasferimenti collettivi di personale dal capoluogo siciliano Palermo a Rende, in Calabria, e proprio su quei tavoli era spuntata l’ipotesi di una ristrutturazione aziendale. Il trasferimento riguardava i primi 150 operatori del call center palermitano su 398, impiegati nella commessa Enel fino a dicembre. Per i sindacati, che ne hanno chiesto la revoca, i trasferimenti erano da considerare “illegittimi” e dei “licenziamenti mascherati”. A Palermo, Roma e Napoli, con l’accordo raggiunto al ministero dello Sviluppo economico, lo scorso 31 maggio, i lavoratori sono in solidarietà fino a novembre. Per il 20 ottobre la viceministra Teresa Bellanova, che segue da mesi la vertenza, ha convocato le parti sociali per una riunione del tavolo di monitoraggio al ministero dello Sviluppo economico. La convocazione è stata poi anticipata al giorno 12, dopo la pressione dei lavoratori stessi sul premier Matteo Renzi.