di Luciano Lagamba – Responsabile Ufficio Politiche Migratorie UGL

A tre anni dal tragico naufragio del 3 ottobre 2013 a largo delle coste di Lampedusa, in cui morirono 368 migranti, non si arresta il ciclo di vite spezzate, anche di bambini, nel tentativo di raggiungere l’Europa via mare.

Da quel terribile giorno, infatti, la lista dei morti e dei dispersi si è allungata di oltre 11.400 persone secondo l’UNHCR  Quello non era l’ennesimo caso di naufragio, quella volta si indignarono tutti e tutti presero coscienza di “una tragedia di natura immane” come la definì il presidente del Consiglio di allora Enrico Letta. Quel naufragio divenne la simbolica rappresentazione di tutte le tragedie, del dramma di chi emigra anche a rischio della stessa vita, pur di trovare una occasione migliore, almeno una!

Secondo le stime di Save the Children, l’Organizzazione internazionale dedicata dal 1919 a salvare la vita dei bambini in pericolo e a tutelarne i diritti, almeno 600 bambini avrebbero già perso la vita o risulterebbero dispersi nel Mediterraneo nei primi nove mesi del 2016, un numero che ha già superato il totale di oltre 500 minori dello scorso anno.

“SI, IL MARE! Il viaggio più amaro, per la morte o per la vita, che avevo tanto desiderato per poter arrivare nei paesi dove c’è la libertà, la democrazia e il rispetto dei diritti umani. È per questo mio sogno che ho deciso di rischiare la vita.

Ci avevano promesso una nave e invece abbiamo trovato una barca di legno dei pescatori e siamo saliti a bordo in 280, 60 donne e 220 uomini, tra cui anche dei bambini e alcune donne che hanno partorito sulla barca. Dopo tre giorni di viaggio abbiamo chiesto aiuto via radio perché il mare era troppo agitato, abbiamo avvertito i nostri amici e sono arrivate cinque grandi navi della Marina e un elicottero. Dopo aver fotografato e filmato la barca ci hanno fatto salire sulle loro navi e siamo arrivati tutti sani e salvi fino a Lampedusa con il grande aiuto della Marina”.

Sono le parole testuali di Merhawi Ghibtsawi proveniente dall’Eritrea che ha  testimoniato la sua drammatica esperienza di immigrazione, alla celebrazione della nostra giornata internazionale del migrante il 18 dicembre organizzata dal Sei Ugl.

In Italia, il Senato ha approvato lo scorso marzo l’istituzione della Giornata Nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione che sarà celebrata il 3 ottobre di ogni anno con larghissima maggioranza di voti per preservare il ricordo del naufragio avvenuto al largo di Lampedusa,  e per “conservare e rinnovare la memoria di quanti hanno perso la vita nel tentativo di emigrare verso il nostro Paese per sfuggire alle guerre, alle persecuzioni e alla miseria” (art. 1).

Un segnale importante per sensibilizzare alla solidarietà civile nei confronti dei migranti, al rispetto della dignità umana e del valore della vita di ciascun individuo, all’integrazione “e formare i giovani sui temi dell’immigrazione e dell’accoglienza” (art.2).

L’errore più grande infatti, sarebbe quello di assuefarci a tragedie come queste, mentre occorre reagire, passando dalle parole ai fatti. È sulla gestione dei fenomeni migratori che si misura il fallimento dell’Unione Europea la quale, in questi anni, non è stata capace di dare risposte concrete né in termini di cooperazione allo sviluppo (soprattutto nei Paesi del Nord Africa) né in termini di accoglienza e di inserimento lavorativo condividendo tra i Paesi membri la gestione del fenomeno. Prevalgonoinfatti solo gli interessi di una Unione Europea monetaria-finanziaria rispetto alla Europa dei Popoli per la salvaguardia e la tutela degli esseri umani.

Occorre, infatti  un cambiamento urgente delle politiche di immigrazione e integrazione per creare un meccanismo obbligatorio e permanente tra gli Stati europei di suddivisione delle quote di migranti.  Risposte dettate esclusivamente dall’emergenza non sono utili e non rispondono alla necessità della creazione di un corridoioalternativo umanitario terrestre e marittimo  dai Paesi d’origine verso il vecchio Continente per evitare tragedie per le quali l’Europa si scandalizza e si allarma puntualmente ad ogni accadimento.

Gli interrogativi infatti restano sempre presenti e pressanti: come governare le migrazioni? quali sono le prospettive a breve e medio termine? quali i possibili sviluppi nel sociale? Quali politiche per l’integrazione? Sono tutte questioni politiche e sociali non risolte che devono essere inserite nel contesto storico attuale per avere risposte e soluzioni che non siano solo emergenziali.

La soluzione primaria deve essere di tipo strutturale partendo da una stretta collaborazione tra Ue e gli Stati di provenienza e di transito dei migranti, attraverso la creazione di centri di protezione che possano vagliare e gestire domande di asilo o di lavoro e, conseguentemente, organizzare viaggi sicuri e consapevoli verso le varie destinazioni scelte dai migranti.

Un altro dato preoccupante è la questione dei minori non accompagnati, oltre 7mila sono quelli arrivati in Italia nei primi cinque mesi del 2016, il doppio rispetto allo scorso anno: quindi più di 9 bambini migranti e rifugiati su 10 arrivati in Europa, attraverso l’Italia, partiti dal nord Africa sono non accompagnati (dati Unicef).

Numeri che si affiancano a una vera e propria strage umanitaria di cui non si conosceranno mai le proporzioni: si stima circa 20-30.000 morti annegati dalla fine degli anni ‘90 a oggi, ma il numero è considerevolmente superiore se si contano i dispersi.

Secondo i dati Frontex sono circa 23.000 gli immigrati sbarcati nella nostra Penisola e oltre 4.000 tra dispersi ed annegati nel mar Mediterraneo negli ultimi 12 mesi (UNHCR).

Tragedie che non lasciano spazio ad interpretazioni se non quella di prendere atto che il mar Mediterraneo rimane, purtroppo, un cimitero che porta nella sua profondità il segreto e il mistero di  tombe di senza nome e di morti senza tomba.

“Per quelli che perdono la vita durante il cammino, nel tentativo di trovare una terra che potrà accoglierli per realizzare il loro sogno, che Dio consoli le loro famiglie e salvi le loro anime. Non vi dimenticheremo mai”.

Testimonianza di Flora Amoin, della Costa d’Avorio (18 dicembre, giornata internazionale del migrante SEI Ugl).