Paola Saraceni, è di queste ore la notizia della vostra convocazione al Ministero della Giustizia. Nei giorni scorsi, infatti, l’Ugl Funzione Pubblica aveva indetto lo stato di agitazione del comparto Giustizia.
“Il Ministero del Lavoro, competente per il tentativo di conciliazione da noi promosso, ci ha convocato per lunedì alle ore 11, unitamente al ministero della Giustizia, per cercare di trovare una soluzione alle problematiche da noi avanzate: da decenni l’Amministrazione della Giustizia è bloccata nei processi di riqualificazione del personale interno che, con notevole sacrifici e requisiti culturali adeguati, porta avanti la macchina della Giustizia, questi possiedono professionalità elevate che collaborano con il giudice per le attività connesse al processo, e cosa più importante non si è provveduto a ridefinire l’attuale ordinamento professionale”.
Quali sono le difficoltà che vive – ormai in modo cronico – il comparto. Cosa si può fare per risollevarlo?
“Nel corso degli ultimi 15 anni la dotazione organica si è ridotta di circa 12.000 unità in quanto la mannaia della spending review si è abbattuta anche sul Ministero della Giustizia. Mancano, quindi, mezzi, strutture adeguate e personale. Occorre che il Governo provveda a stanziare fondi per avere nell’ ufficio del processo, oltre il personale di ruolo, giovani preparati in modo da accelerare il processo sia civile che penale, attraverso concorsi”.
Focalizziamo l’attenzione sul termine sicurezza e su quanto, molto probabilmente, c’è ancora tanto da fare in questo Paese per renderlo realmente sicuro.
“E’ necessario ottenere sentenze veloci (nel 2014 ci voleva oltre 500 giorni per ottenere un giudizio di primo grado in un processo civile e amministrativo). Oggi forse un po’ meno. C’è da tenere però presente che i gradi del giudizio sono tre. Il processo penale, mediamente per tutti e tre i gradi di giudizio, dura 6/7 anni, ecco perché per molti reati sopravviene la prescrizione che dà luogo all’impunità e di conseguenza all’insicurezza nel paese. Di più avvilisce le forze dell’ordine che vedono vanificata la loro azione di contrasto alla criminalità. Una giustizia veloce limiterebbe la presenza di detenuti in attesa di giudizio, si assicurerebbero pene certe e immediate dando più sicurezza al nostro paese. Inoltre faciliterebbe l’azione delle forze dell’ordine, sia dentro sia fuori il carcere, riducendo, così, l’affollamento degli istituti penitenziari”.