Referendum, USAno anche l’Ambasciatore


E’ arrivato l’ambasciatore con le piume sul cappello
Ha avuto una vasta risonanza sulla stampa nazionale ed internazionale la dichiarazione dell’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia John Phillips riguardo il referendum costituzionale laddove l’insigne diplomatico ha affermato che una vittoria del “no” avrebbe costituito per l’Italia un passo indietro sulla strada dell’ammodernamento e la ripresa del paese.
Non hanno destato il nostro stupore le esternazioni di coloro che hanno ritenuto l’intervento perfettamente legittimo, ed, anzi, condivisibile, ed ancor di più atteso ed auspicato.
Quelli che lo hanno approvato fanno parte da più di settanta anni dell’ imponente schieramento made in Italy che, a livello politico, economico e militare acriticamente accetta qualsiasi interferenza, se così si può chiamare, si presenti targata streep and stars, fosse anche quella di Sam Gere, oscuro coltivatore di mais del New Jersey ( il nome è ovviamente di fantasia).
Quello che invece ha destato la nostra meraviglia e, se è permesso, la nostra indignazione è stata l’ipocrisia di quanti, per evidenti ragioni di bottega elettorale, hanno stigmatizzato l’intervento del diplomatico come un’indebita interferenza di un paese straniero negli affari interni della nostra povera Italia.
Ebbene, ci piace ricordare a questi smemorini che sono esattamente settantatre anni più qualche giorno ( e cioè dall’ otto settembre del 1943) che gli Stati Uniti, ben più che a livello diplomatico, non interferiscono ma di più, condizionano e impongono al nostro paese tutte le scelte di politica interna ed estera che fingiamo di compiere in autonomia.
Per rimanere nell’ambito diplomatico pochi sembra che ricordino l’ approccio con l’Italia di Clara Luce, primo ambasciatore U.S.A in Italia che non perdeva occasione per sfogare il suo atlantismo con esternazioni a dir poco imbarazzanti.
Da allora non c’è stata soluzione di continuità, con la perfetta connivenza di tutti gli appartenenti a tutti gli schieramenti politici anche quelli oggi rappresentati dai mesti epigoni dei nostri giorni.
Però, a ben pensare,un episodio c’è stato che ha interrotto solo per qualche istante la nostra condizione di paese satellite.
Correva l’anno 1985: nella base aereo navale di Sigonella atterra l’aereo con a bordo i terroristi che avevano dirottato la nave da crociera Achille Lauro. I soldati americani ivi presenti vogliono prendere in consegna i prigionieri, ma gli viene opposto un netto rifiuto sulla base del sacrosanto diritto dell’Italia di giudicare quegli uomini nel paese dove il reato era stato commesso.
La guarnigione americana prova a fare la voce grossa ma si trova di fronte, spianati, i mitra degli uomini della V.A.M. e dell’Arma dei carabinieri.
Ovviamente la scelta è tutta politica e gli statunitensi sono costretti a recedere dal loro proposito.
Il Presidente del Consiglio, di allora, era Bettino Craxi, il Ministro degli Esteri Giulio Andreotti e il Ministro della Difesa Giovanni Spadolini.
Esperienza unica, ma che vale la pena di ricordare.
Daniele Milani