Casa Italia sarà un lavoro <di anni e serve la collaborazione di tutti, senza che su questo si giochi alcuna battaglia politica>, con queste parole chiare il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha spiegato le sue intenzioni nel corso del lungo confronto di ieri durato una giornata intera a Palazzo Chigi, con regioni, imprenditori, sindacati, associazioni, tecnici del settore, per cominciare a ragionare di <ricostruzione, di prevenzione, di riqualificazione degli edifici>. Un lavoro che andrà avanti <almeno per un decennio>, ha sottolineato il premier.
La risposta di Francesco P
aolo Capone, segretario generale dell’Ugl, presente al tavolo di trattativa insieme alle altre organizzazioni sindacali e datoriali: <Ci auguriamo davvero che si possa costruire un modello su un grande progetto che vada oltre la vita di un governo. Questa volta vogliamo investire un po’ della nostra fiducia – ha detto nel corso della conferenza stampa – nella speranza che il governo vorrà farsi misurare sulla capacità di fare progetti a lungo termine e la politica su quella di proseguirli, visto che sono stati condivisi fin dall’inizio>.
Al momento non si è scesi nei dettagli né sulle risorse realmente disponibili, sono stati condivisi ‘solamente’ il metodo di lavoro, ma non è poco, e alcuni macro-obiettivi, tra i quali, per Capone, va inclusa <la ristrutturazione delle strutture sanitarie, almeno di quelle più storiche, che molto probabilmente non sono state costruite con criteri anti-sismici>. Entro la fine di settembre è previsto il prossimo incontro, stavolta tecnico, oltre ad una convocazione come richiesto dall’Ugl da parte del Commissario alla ricostruzione delle zone recentemente terremotate, Vasco Errani. Gli esperti del settore hanno stimato che un’operazione come quella di Casa Italia potrà costare dai 100 ai 300 miliardi di euro, ma per Matteo Renzi <il problema non sono i soldi: ci sono, bisogna spenderli bene ed evitare che la gente ci mangi sopra>. Considerazione condivisibile ma, senza ingenti risorse, Casa Italia rischia di restare solo in un grande sogno nel cassetto. Il coordinatore del progetto Casa Italia, il rettore del Politecnico di Milano Giovanni Azzone, ha spiegato che sono quattro i tipi di azione fondamentali in cui si articolerà il progetto: la messa a regime delle informazioni sul Paese, anche attraverso l’uso di ‘big data’ che le rendano disponibili ai cittadini; l’indicazione di “linee guida di intervento preventivo”, con il coordinamento del gruppo di lavoro del senatore e architetto Renzo Piano; finanziamenti e procedure; formazione, con la Scuola nazionale di amministrazione a fare da “soggetto pilota”. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, ha voluto <ringraziare i sindacati perché hanno manifestato grande interesse e disponibilità a lavorare, a dare suggerimenti, contributi e indicazioni per la strategia di Casa Italia>.
D’altronde l’esortazione del premier è stata molto chiara: <Litighiamo su tutto, sulla legge elettorale o altro, ma non su Casa Italia>. Ad un progetto così importante, che contempla interventi sul dissesto idrogeologico, sulla messa in sicurezza delle scuole e delle periferie, sui beni culturali, persino sulla banda larga, non si può dire di no e in queste scelte strategiche sta l’apertura di credito fatta da Francesco Paolo Capone, leader dell’Ugl, di solito affatto favorevole alle politiche del governo. Dunque l’Ugl è pronta a fare la propria parte, a dare un fattivo contributo e a <cambiare la storia di questo Paese con un progetto, Casa Italia, che vada oltre la vita di un governo e che superi quella limitatezza, che quasi sempre fa seguito alle dichiarazioni di principio>.