Quando intervenendo al Foum Ambrosetti il Presidente del Consiglio ha affermato che “i politici volevano avere ancora un impatto fortissimo sulla banche”, qualcuno dei presenti deve aver necessariamente pensato che si trattasse di una clamorosa quanto onesta autocritica dopo i noti fatti di Banca Etruria.
E invece no: Renzi non solo non stava nemmeno raccontando una barzelletta, come era uso fare il compianto predecessore Berlusconi, ma stava davvero provando a rivoltare la frittata attribuendo alla classe politica – della quale qualcuno dovrebbe pur ricordargli che fa parte integrante da almeno venticinque anni – colpe che, quanto meno, andrebbero condivise con gli “amici” banchieri.
Ma il vero colpo di scena, che ha mandato in visibilio i banchieri accorsi a Cernobbio, c’è stato quando Renzi ha concluso che la soluzione alla crisi del settore del credito era semplice: bastava dimezzare non solo le poltrone dei consigli di amministrazione ma, soprattutto, le filiali, avviando così, un processo di decimazione del personale subito quantificato in non meno di cento cinquantamila esuberi!
Si, avete letto bene: 150.000 licenziamenti, il più grande esodo di personale in qualsiasi categoria mai visto in Italia dal dopoguerra ad oggi.
Subito il quotidiano della Confindustria ha messo la “notizia” in prima pagina per il sommo gaudio degli “azionisti e del mercato” non capendo – ancora una volta – che un sistema del credito fondato solo sulla finanza danneggia, prima di tutto, proprio le imprese.
È incredibile come ancora non si sia compreso che solo tornando ad una separazione tra le due attività, restituendo cioè alle banche il ruolo di tutela e di gestione del risparmio, sia possibile far ripartire l’economia.
É vergognoso che dopo aver distrutto il sistema delle banche cooperative ed aver azzerato quelle popolari – parliamo delle sole istituzioni creditizie che, salvo eccezioni di malcostume che la Vigilanza avrebbe dovuto impedire, stavano ancora dando ossigeno alle famiglie ed alle piccole e medie imprese sul territorio – il Governo continui a sostenere la parte peggiore di un mondo finanziario che ha responsabilità drammatiche e precise per la disastrosa situazione economica in cui versa il nostro Paese.
Ridurre le banche ai soli bancomat, dimezzando il personale come suggerito da Renzi, significa strangolare l’economia reale lasciando che la gestione del risparmio sia indirizzata dai grandi potentati economici senza nemmeno il filtro e l’intuito di personale qualificato abituato a valutare il merito di credito al di là dei software o degli algoritmi.
Un progetto demenziale che non possiamo lasciar passare.
Stefano Cetica