di Alessio Storace, Vice Segretario Generale dell’Ugl Credito

Finalmente un ministro si è accorto della reale situazione delle banche italiane, e della gravità del momento che attraversa l’intero sistema bancario nostrano. Peccato, però, che il ministro in questione non sia italiano, ma il ministro dell’economia della Repubblica Ceca, Andrj Babis, il quale ha dichiarato che:”Tutti parlano di Brexit come di un grosso problema, ma è solo speculazione. Un problema più grande per l’Europa potrebbe essere la salute di alcune banche italiane“. Come non concordare e sottoscrivere parola per parola una analisi così lucida? Ovviamente non la troverete su nessun giornale, perchè nessuno ha ritenuto opportuno riprenderla ed approfondire questo pensiero, ma non ci meraviglia.
I guai delle banche italiane sono tanti, le sofferenze hanno ripreso la loro folle corsa, di nuovo a 200 miliardi di euro, l’indice azionario di riferimento delle banche ha perso da inizio anno il 47,29%, lo Stato dopo aver approvato la riforma delle banche popolari, quella dei crediti cooperativi, il bail-in, dichiarato incostituzionale da ABI, ha approvato una riduzione delle tasse per le banche, attraverso un taglio dell’IRES, e la creazione del Fondo Atlante per rilevare le sofferenze, ora sembra si stia preparando ad elargire direttamente forti somme, forse 15 miliardi di euro o addirittura di più, attraverso un fondo di garanzia che dovrebbe intervenire nel caso in cui l’aumento di capitale di una banca andasse inoptato, ovvero invenduto.
Un po’ quello che è successo con i recenti aumenti di capitale di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca che hanno visto sottoscrivere solo poco più del 2% dell’aumento di capitale richiesto al mercato. Operazioni concluse poi grazie all’intervento del Fondo Atlante, ma significative del livello di fiducia, bassissimo, che godo le banche italiane in questi tempi.
Ma ora, dicevamo, qualcosa, può cambiare. Se lo Stato, attraverso questo presunto fondo di garanzia, entrerà nei capitali delle banche allora bisognerà capire cosa accadrà. Perchè in un mondo normale questa operazione del governo, fatto con i soldi pubblici e le tasse dei contribuenti, dovrebbe essere il preludio di azioni di responsabilità diretta verso tutti coloro che si sono resi colpevoli di ammanchi, malversazioni e mala gestione degli istituti bancari, così come sta emergendo dalle indagini sul crac Cassa di Risparmio di Ferrara con ben 17 indagati per bancarotta fraudolenta.
E se il governo così non facesse sarebbe estremamente grave, ma attendiamo la prova dei fatti. Quindi un auspicabile ricambio dei banchieri, proprio quelli che a fronte del disastro che hanno provocato nel 2015, non hanno trovato niente di meglio da fare che premiarsi con un aumento delle retribuzioni del 9,7%. E ciò è veramente incommentabile.