di Stefano Cetica, Presidente Enas Ugl

 

Mentre tra gli ulivi della campagna tra Corato e Andria proseguiva senza sosta il pietoso e difficile compito dei soccorritori per estrarre dalle lamiere i feriti e, purtroppo, i morti dell’immane tragedia ferroviaria che ha colpito il nostro Paese, gli industriali pugliesi concludevano il loro convegno a Foggia definito, dal Sole 24 Ore, “Laboratorio per il Mezzogiorno”.

Stefano Cetica, Presidente Iper

Stefano Cetica, Presidente Enas Ugl

Le autocelebrazioni confindustriali si sono concluse con il consueto rito autoassolutorio: “manca il credito” (ma la colpa non è della confindustriale ABI); “mancano le infrastrutture” (ma la responsabilità non è dei ricorsi tra le imprese stesse che partecipano agli appalti e che paralizzano le gare pubbliche); “manca l’innovazione” (ma non possiamo prendercela con le aziende che non investono in ricerca e sviluppo perché la colpa è sempre dello Stato e le conseguenze é più facile scaricarle sulla scarsa produttività di lavoratori, tanto più se meridionali).

In Italia, si sa, la vittoria ha tanti “padri” mentre la colpa è sempre “orfana” per cui si farà fatica ad individuare i responsabili di una strage che poteva e doveva essere evitata.

Alla fine vedrete che si punterà il dito contro l’errore umano; che magari ci sarà pure stato ma che è figlio del vergognoso ritardo in cui versa tutto il Mezzogiorno come, da un anno a questa parte, l’Ugl – con il SudAct – non si stanca di ripetere, portando anche delle proposte e delle priorità all’attenzione della politica e del Governo.

Chissà se per qualche giorno i Sergio Rizzo di turno la smetteranno di insolentirci con i loro articoli contro gli scioperi indetti dal nostro sindacato degli Autoferrotranvieri, proprio per denunciare la scarsa o nulla sicurezza nel trasporto pubblico locale.

Chissà se qualcuno andrà a controllare, per scaramanzia magari, come devono lavorare i macchinisti dell’Atac nelle gallerie della Metropolitana di Roma, evitandoci le litanie e le false contrizioni a tragedie avvenute.

I morti ed i feriti di ieri, alcuni dei quali in gravissime condizioni, potevano essere evitati se questo Paese avesse da tempo, come necessario, assunto la priorità, nell’agenda politica e governativa, del gap infrastrutturale tra il Nord e Sud d’Italia.

Come si può, infatti, giustificare il fatto che le Ferrovie dello Stato (perché dello Stato sono, anche se fingono di essere una “società” di mercato..) – pur incolpevoli in questa vicenda – spendono nel Mezzogiorno solo il 20 per cento di quanto investono a livello nazionale?

Come è possibile accettare che la metà dei binari a scartamento ridotto si trovi nel Sud e che l’alta velocità si fermi sostanzialmente a Napoli?

Il cordoglio per le vittime innocenti e per i lavoratori che hanno perso la vita in questo drammatico “incidente” viene prima di tutto, ma non possiamo archiviare come fatalità o errore umano, né aspettare – chissà quando – l’esito delle innumerevoli commissioni d’inchiesta che già sono partite alla ricerca della “verità”, una tragedia che, invece, deve diventare il punto di svolta per riaprire la partita della sicurezza nel trasporto pubblico e, soprattutto, per dare finalmente centralità alla irrisolta “questione meridionale”.