Aiutiamo l’Italia e i nuovi italiani a crescere


Clarisse, Atef e Rattan sono validi esempi di sana integrazione, quella pronta a generare forza al Paese che li ha saputi accogliere. Sono stati loro i testimoni chiave del convegno organizzato dall’on. Renata Polverini, Vice Presidente della Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati di Forza Italia e responsabile dipartimento Politiche lavoro e sindacali di Forza Italia, dal titolo “Aiutiamo l’Italia a crescere: storie di immigrati che sostengono l’ economia del nostro Paese”.

"Aiutiamo l'Italia a crescere"
“Aiutiamo l’Italia a crescere”

Clarisse, Atef e Rattan sono sindacalisti del Sei Ugl e dopo anni, di sacrifici e speranze, sono riusciti a realizzarsi e stabilizzarsi in Italia. Ed oggi sono parte integrante della nostra cultura come lo sono i loro figli e, come lo saranno i loro nipoti. Rattan Ajay Kumar è un imprenditore di origine indiana. Quando 18 anni fa ha raggiunto l’Italia se ne è innamorato ed ha deciso che lì avrebbe dovuto realizzare i suoi sogni. E’ qui in Italia che, infatti, ha studiato, è diventato marito e padre ed ha coltivato il suo sogno: “Dico con orgoglio di essere il primo sommelier indiano di olio d’oliva. Valorizzare il made in Italy e i prodotti d’eccellenza è un mio obiettivo ed importare l’olio d’oliva, la nostra grande risorsa, in India è uno dei miei sogni”. Prima di crescere professionalmente Rattan ha mosso i suoi primi passi nei campi, come bracciante agricolo. Un sacrificio fatto con dignità che – con il tempo – lo ha premiato.
Clarisse Essane Niagne, dirigente dell’Ambasciata della Costa D’Avorio, e insieme anche ad Atef Metwally, originario dell’Egitto e funzionario del Centro per l’Impiego Città Metropolitana, dedicano il loro impegno all’associazionismo offrendo sostegno a chi come loro, quando giunsero per la prima volta in Italia, hanno dovuto imbattersi e poi superare numerose difficoltà. Per tutti e tre la formazione è indispensabile, la conoscenza della lingua è fondamentale. Il primo passo verso l’integrazione – raccontano durante i loro interventi parte proprio da qui – saper comunicare e capire.

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Ad aprire il convegno è stata la deputata Renata Polverini con un doveroso minuto di silenzio per le vittime di Dacca (nove dei quali erano nostri connazionali) e per l’omicidio di Emmanuel, giovane nigeriano aggredito ed ucciso a Fermo davanti allo sguardo impietrito di sua moglie che non ha potuto fermare la furia di quell’ingiusta violenza.
A questo punto si apre il dibattito arricchito dalla presenza di importanti relatori che con la loro esperienza hanno lasciato concretamente un segno in questa giornata di confronto.
“Il processo di immigrazione – prosegue la deputata – va visto come un arricchimento e non come un elemento che ci rende sempre più distanti e distinti. Come parlamentari abbiamo il dovere di mettere in campo iniziative concrete che rimettano al centro della nostra discussione questo tema anche per allontanare chi utilizza linguaggi duri e sbagliati che non aiutano un processo di integrazione ormai in atto”.
In Italia, ha precisato l’on. Polverini “vivono oltre 4 milioni di stranieri in età lavorativa, la loro presenza é maggiore al Nord dove evidentemente c’è più lavoro e molto più bassa nel Mezzogiorno. Da questo punto di vista la situazione è molto simile a quella dei lavoratori italiani. Dobbiamo capire, insieme a chi segue questa tematica in maniera più puntuale, se possono esserci possibilità di evoluzione rispetto alla situazione che abbiamo oggi e quali eventualmente i correttivi da apportare. Lavorare è un requisito importante e un valore fondamentale per la dignità delle persone che arrivano nel nostro Paese”.
Simone Baldelli, vice presidente della Camera nel suo intervento ha precisato che “temi delicati come quello dell’immigrazione troppo spesso sono trattati attraverso slogan fini a se stessi, quando invece c’è bisogno di un vero confronto. Ecco perché questo convegno rappresenta un’importante momento di riflessione dove oltre alle opinioni si rifletterà su dati concreti e ci si confronterà su vere esperienze di vita. Un approccio scientifico e statistico all’immigrazione consente di andare oltre slogan di ogni tipo”.
A seguire l’intervento dell’on. Renato Brunetta, Capo Gruppo di Forza Italia alla Camera dei Deputati, che attraverso un’analisi molto più tecnica ha ribadito che “i processi migratori sono una parte della mobilità. Come per la mobilità di qualsiasi fattore, anche per l’immigrazione ci vogliono regole ed è importante sapere se la mobilità di fattori produttivi si verifica per eccesso di domanda o di offerta. Questa distinzione è fondamentale perché la mobilità/immigrazione da domanda è più gestibile. Quella da offerta, invece, segue regole diverse. L’immigrazione in Italia è stata di offerta, presentando una qualità discutibile. Noi siamo stati chiamati a gestire solamente flussi d’immigrazione da offerta, trasformandola in immigrazione da domanda lavoro. Un eccesso di buonismo genera inevitabilmente razzismo. Se la mobilità produce ricchezza bene, altrimenti non è più sostenibile”.

On. Renata PolveriniStefano Cetica, Presidente dell’Iper Ugl, è entrato nel cuore del dibattito con la presentazione del rapporto del suo Centro Studi.
Analizzando le fonti statistiche più autorevoli sul lavoro (Istat, Ministero del Lavoro), il rapporto di ricerca curato dall’Iper si propone di delineare un quadro dettagliato della condizione occupazionale degli stranieri, valutando, in particolar modo, il loro livello di integrazione nel mercato del lavoro italiano.
In una recente pubblicazione, l’Istat rileva, a tal proposito, come vi siano alcuni fattori che rendano tale processo di integrazione particolarmente complesso ed articolato.

Stefano Cetica, Presidente Iper
Stefano Cetica, Presidente Iper

“Attraverso un’indagine ad hoc condotta su un campione di cittadini stranieri, emerge come la scarsa conoscenza della lingua italiana (nel 33,8% dei casi), il mancato riconoscimento del titolo di studio (22,3%) e ragioni di carattere socio-culturale (21,1%) costituiscano seri ostacoli per l’inserimento lavorativo, ed ancor più per un inserimento lavorativo adeguato al titolo di studio e alle competenze professionali acquisite nel tempo” ha precisato il Presidente dell’Istituto per le ricerche economiche e sociali dell’Ugl.

Nel 2015 – secondo l’Istituto Nazionale di Statistica .- sono oltre 4 milioni gli stranieri in età da lavoro (15 anni e oltre) presenti in Italia, pari all’8% circa della popolazione complessiva. Il numero più elevato di presenze si registra al Nord (il 58%) a seguire il 26% al Centro ed il 16% nelle regioni del Mezzogiorno.
A seguire l’intervento dell’On. Khalid Chaouki (PD), presidente Intergruppo parlamentare Immigrazione che propone alla platea e, soprattutto alle Istituzioni, una “operazione verità o meglio dare spazio ai nuovi cittadini italiani, abbattere quel muro di diffidenza e spesso di odio nei loro confronti e convivere pacificamente”.
“E’ necessario smettere di parlare dell’immigrazione come se fosse un tema, una realtà al di là di noi – precisa – ma dobbiamo renderci conto che fa parte di noi, dell’Italia di oggi, e farà parte del nostro futuro. Nel nostro Paese manca ancora una strategia nazionale che chiarisca finalmente che gli immigrati non sono ospiti ma sono parte del nostro Paese e quindi non possiamo parlare di sviluppo per l’Italia, senza parlare di loro. Serve finalmente un riconoscimento culturale, un vero investimento ero nelle politiche di inclusione. Dobbiamo vivere insieme le sfide che il nostro Paese ci pone davanti”
Il Prefetto Angelo Malandrino ha evidenziato che: “il lavoro è il presupposto per ogni immigrato di mantenere il permesso di soggiorno: ecco è importante occuparsi di coloro che perdono l’occupazione. Dobbiamo adottare nuovi meccanismi per dare un’effettiva possibilità a chi viene nel nostro Paese in cerca di un futuro. Dobbiamo accogliere ma dobbiamo provvedere anche a inclusione di queste persone, più rapida è l’integrazione più la nostra società potrà avvalersi di risorse”.
Mons. Giancarlo Perego, direttore generale Migrantes, ha acceso l’attenzione sul delicato tema dei minori non accompagnati e di quante difficoltà respira l’Europa su questo disagio. Leggi e regole a tratti cozzano spesso con i tratti umani del migrante. Troppo tempo per il riconoscimento dello status di rifugiato e convivenza eccessivamente lunga per mancanza di un numero adeguato di commissioni territoriali. “Da diverso tempo si sollecitava il Ministero dell’Interno per un aumento delle Commissioni. Il 25 agosto scorso un decreto le ha portate da 10 a 20, e tendenzialmente a 30, semplificando anche l’iter per l’esame dei casi. Occorre rafforzare anche l’attenzione per i minori non accompagnati, molti dei quali rimangono per mesi in strutture provvisorie – come le “scuole verdi” di augusta – accolti e sostenuti solo da un magnifico volontariato. Forse sarebbe opportuno rileggere e ordinare la normativa italiana sull’asilo, alla luce delle numerose disposizioni europee recepite, e lavorare per una legislazione dell’Unione europea sull’asilo che favorisca il cammino dei rifugiati in Europa, nel rispetto del diritto al ricongiungimento familiare e delle possibilità lavorative per le comunità migranti esistenti».
Hanno focalizzato l’attenzione sul fenomeno del caporalato (un male che strappa la dignità e purtroppo la vita dei lavoratori): Luciano Lagamba, Presidente del Sei Ugl, Gianna Fracassi, segretario confederale Cgil, Liliana Ocmin, responsabile dipartimento politiche migratorie, donne e giovani Cisl, Giuseppe Casucci, coordinatore politiche migratorie Uil.
Il contributo sindacale ha permesso di toccare con mano le difficoltà che vivono quotidianamente i lavoratori stranieri, in special modo le donne penalizzate anche da una retribuzione più bassa, e la necessità di aiutarli attraverso azioni concrete in sinergia con il Governo, le associazioni e le scuole. Ora si attende la chiusura di un percorso legislativo (lotta concreta al caporalato) lungo e faticoso, ma che dovrà assolutamente essere concretizzato. Il primo passo verso una sana integrazione è il rispetto della dignità umana.

Luciano Lagamba, Presidente Sei Ugl
Luciano Lagamba, Presidente Sei Ugl

“L’integrazione degli stranieri non è solo un dovere morale, ma una realtà di cui l’Italia non può fare a meno – ha rimarcato il Presidente dei Sei Ugl, Luciano Lagamba – Non si può sottovalutare l’apporto che il fenomeno genera in termini di ricchezza e sviluppo economico. Oggi l’Italia deve guardare anche al suo interno, non dimenticando appunto i nuovi italiani che rappresentano la norma di un Paese che se vuole crescere non può far finta di nulla rispetto a questa nuova generazione, ma deve riconoscere ancora maggiori diritti di piena cittadinanza: la riforma dello Ius soli è una parte, ma è l’inizio di un percorso di piena inclusione in cui vanno attivate tutte le forme di sostegno, dalla educazione nella scuola, alla prevenzione e lotta alle discriminazioni. Proprio in merito alla legge sulla cittadinanza il mio ringraziamento diretto va all’on. Polverini da sempre sensibile ed attiva su queste tematiche”.
“Per far sì che i termini di ‘accoglienza’ ed ‘integrazione’ acquisiscano giusto valore è necessario sensibilizzare ed attivare non solo le Istituzioni ma le associazioni – conclude Lagamba – il tema dell’immigrazione deve essere affrontato insieme e soprattutto risolto nel rispetto di tutti. Siamo tutti essere umani alla pari, abbiamo gli stessi diritti e doveri. Credo che sono cinque le parole essenziali: sapere, saper fare e saper essere. Il mio auspicio è legato alla concretizzazione di un nuovo modello partecipativo e responsabile sui grandi temi come l’immigrazione a prescindere dall’appartenenza politica”.
Hanno mostrato grande sensibilità sul tema Massimo Marchetti, dirigente Area Lavoro e Welfare Confindustria e Walter Massa, responsabile politiche immigrazione Arci. Entrambi consapevoli delle gravi difficoltà che rendono il tema dell’accoglienza e dell’integrazione un’utopia – ognuno secondo le proprie competenza a mettere in campo iniziative atte a superare le diffidenze e i pregiudizi legali alla figura dell’immigrato. La crescita di un Paese passa anche attraverso il rispetto di tutte le culture.
Un poeta camerunense Ndjock Ngana scriveva  “Conoscere una sola lingua, un solo lavoro, un solo costume, una sola civiltà, conoscere una sola logica è prigione”, quindi, venire a contatto con culture altre e scoprire fedi diverse ci permette di essere davvero cittadini del mondo. Ecco qual è il valore, ancora poco conosciuto, dell’immigrazione. Un patrimonio di inestimabile valore: l’immigrato non deve essere visto come un ostacolo ma come una forza in più per il nostro Paese.
Prezioso il contributo del moderatore del dibattito, Vincenzo Spagnolo, giornalista di Avvenire.