E’ un Paese ancora diviso in due – e sempre più vulnerabile – quella fotografato dal rapporto “Noi Italia” dell’Istat. E una delle due, il Nord-Italia è il doppio più ricca dell’altra. Il Pil pro capite nel Mezzogiorno (16.761 euro) è quasi la metà di quello del Nord Ovest (30.821) e poco cambia se si guarda al Nord Est (29.734 euro). I dati sono del 2014, con una media nazionale che a 25.256 euro, la più bassa, stando alle serie riportate, almeno da 10 anni, ovvero dal 2004. Il valore varia sensibilmente sul territorio: la provincia autonoma di Bolzano registra il livello più elevato, 17.500 euro in più rispetto alla Calabria, la regione con il valore più basso.

Insomma, un Sud ancora prigioniero della crisi e sempre più distante dal resto del Paese. Non è, quindi, una bella ‘fotografia’ quella che l’Istat, ancora una volta, ci ripropone. L’Unione Generale del Lavoro sta seguendo con attenzione il capitolo Mezzogiorno, grazie al Sud Act – iniziativa che ha preso il via già sabato scorso (2 aprile) con gazebo informativi nelle piazze del meridione e che proseguirà, nelle prossime settimane, con approfondimenti e confronti –  il Sud gioca un ruolo chiave nel rilancio economico e sociale dell’intero Paese proprio per le grandi potenzialità che lo caratterizzano e che coinvolgono molti settori e,  anche grazie alla sua stessa posizione geografica, ponte tra l’Europa ed i Paesi del Mediterraneo.

Il commento dell’On. Renata Polverini, vice presidente della commissione Lavoro e responsabile del dipartimento nazionale politiche del lavoro e sindacali di Forza Italia.

L’Italia purtroppo è ancora divisa in due, e a differenza delle continue promesse di Renzi, c’è ancora una disattenzione generale nei confronti del sud del Paese. I dati inequivocabili presentati oggi dall’Istat attestano la drammaticità della situazione e mettono ancora di più in evidenza l’urgenza di un confronto e di un dibattito politico al quale la maggioranza ed il Governo si stanno sottraendo. La mancanza di lavoro e di prospettive hanno prodotto un calo demografico che non si registrava da decenni e anche se il Mezzogiorno dovesse miracolosamente intercettare la crescita ritornerebbe ai livelli del 2007 solo nel 2025.  Il problema del Sud è strutturale: occorrono misure di forte impatto e di contrasto alla povertà. Un grande aiuto per il rilancio può arrivare non solo da chi vive i problemi del territorio perché può, attraverso le istituzioni territoriali, mettere a sistema il proprio impegno, ma anche da un confronto con le parti sociali, che, come stanno dimostrando gli appuntamenti organizzati dall’Ugl proprio sul Mezzogiorno, sono ottimi spunti per dare una visione reale della situazione e aiutare un Governo che fino ad oggi si è dimostrato completamente cieco nei confronti del sud”. 

 

Altri dettagli del Rapporto

 

Nel 2015 (fonte huffingtonpost)  la quota di persone soddisfatte per la propria situazione economica risulta in aumento (47,4%) per il secondo anno consecutivo; a crescere sono soprattutto coloro che si dichiarano “abbastanza soddisfatti”. Il livello di soddisfazione per la situazione economica presenta una variabilità a livello territoriale: Mezzogiorno e Centro sono le ripartizioni in cui l’aumento delle quota rispetto al 2014 è più consistente (circa 4,5 punti percentuali in più). Tra il 2013 e il 2014 l‘incidenza della povertà – relativa e assoluta – è risultata sostanzialmente stabile. La povertà relativa coinvolge circa un decimo delle famiglie residenti, quella assoluta il 5,7%.

La quota dei consumi italiani sul Pil si attesta all’80,6%, mantenendosi più elevata rispetto alla media dei 28 paesi Ue (77,7%) e a quelle dei principali paesi dell’area. L’incidenza degli investimenti è poco meno del 17%, in questo caso inferiore alla media europea. I dati in questo caso si riferiscono al 2014.Tra il 2010 e il 2014 la produttività del lavoro italiana è aumentata solamente dello 0,3%, un ritmo decisamente inferiore a quello medio europeo e dei principali paesi.

Lavoro. Nel 2015 risultano occupate oltre 6 persone in età 20-64 anni su 10, ma è forte lo squilibrio di genere a sfavore delle donne (70,6% gli uomini occupati, 50,6% le donne) come il divario territoriale tra Centro-Nord e Mezzogiorno. Il tasso di disoccupazione scende di 0,8 punti rispetto al 2014, riportandosi dopo due anni sotto il 12%. La riduzione interessa entrambe le componenti di genere, ma risulta più rilevante per le donne.

Rimangono forti le differenze territoriali, con un tasso nel Mezzogiorno di poco inferiore al 20%. I dati sono del rapporto “Noi Italia” dell’Istat, diffuso oggi. Nella graduatoria europea relativa al 2014, solamente Grecia, Croazia e Spagna presentano tassi di occupazione inferiori a quello italiano mentre la Svezia registra il valore più elevato (74%). Sale al 14% l’incidenza del lavoro a termine nel 2015, più alta nelle regioni meridionali (18,4%) rispetto al Centro-Nord (12,5%).