Oggi la Confederazione Ugl ha sottoscritto all’Aran l’accordo che riduce i comparti di contrattazione della Pubblica Amministrazione da undici a quattro (Funzioni centrali, Funzioni locali, Sanità e Istruzione e ricerca).

Le operazioni di accorpamento hanno riguardato il primo settore  (ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici) e l’ultimo (prima scuola, ricerca, università e Afam erano distinte). La riduzione dei comparti determina anche la riduzione delle aree dirigenziali, sempre a quattro, seguendo quanto previsto dalla legge Brunetta e rimasto finora solo su carta.  La Presidenza del Consiglio, invece, resta comparto unico sempre in base alla legge 150/2009.

Per salvaguardare specifiche professionalità all’interno dei comparti, ognuno avrà il suo contratto, a una parte ‘comune’ potranno essere affiancate parti ‘speciali’. Quanto alla rappresentatività sindacale all’interno dei nuovi comparti è prevista una fase transitoria, che fa salve le ultime elezioni delle Rsu, ma resta ferma la soglia del 5 per cento di deleghe e voti. La sottoscrizione dell’intesa era il tassello che mancava prima di poter riaprire il tavolo per il rinnovo dei contratti, come più volte rimarcato anche dal ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia.

La legge di Stabilità per il 2016 destina al capitolo 300 milioni, una cifra considerata sin dall’inizio insufficiente per i sindacati, che ora concentrano le loro attenzioni sul nuovo Def e sulla prossima finanziaria. I contratti nel pubblico impiego sono bloccati dai sei anni, uno stop non più legittimo secondo la Corte Costituzionale che a riguardo si è pronunciata con una sentenza nel luglio del 2015.
Il segretario confederale dell’Ugl, Augusto Ghinelli, e  il segretario organizzativo dell’Ugl Funzione Pubblica, Alessandro Di Stefano, hanno chiarito attraverso una nota che “con la sottoscrizione dell’accordo, come peraltro sottolineato anche da esponenti di governo, non ci sono più alibi nel rinviare ulteriormente le convocazioni per i tavoli dei rinnovi contrattuali”.
“Dato che l’intesa introduce importanti cambiamenti nel tradizionale impianto contrattuale – proseguono i sindacalisti – il confronto nei prossimi tavoli contrattuali dovrà portare all’individuazione delle esigenze professionali ed economiche che, nei quasi sette anni di mancato rinnovo, sono indiscutibilmente e radicalmente mutate. Ci aspettiamo dunque dall’Esecutivo una risposta in tempi brevi”.