Sebbene l’obiettivo sia condivisibile, le risorse stanziate nel ddl povertà non bastano. In audizione presso la Commissione Lavoro della Camera sulla Delega recante norme relative al contrasto della povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali (collegato alla legge di stabilità 2016)  Ugl, Cgil, Cisl e Uil sono concordi su questo punto.
Secondo l’Ugl “il ddl povertà  rappresenta solo una timida e parziale risposta, che non soddisfa sia sotto l’aspetto delle risorse stanziate sia per i contenuti stessi che presentano diversi elementi critici”. A rappresentare il sindacato i segretari confederali, Ornella Petillo, Fiovo Bitti, e Valentina Iori. Prendendo la parola durante l’audizione, Petillo ha spiegato come “a fronte di un obiettivo condivisibile, l’ampliamento delle protezioni fornite dal sistema delle politiche sociali, è evidente da subito, con il richiamo al principio dell’universalismo selettivo, che è in atto un tentativo di ridefinire in senso peggiorativo i livelli essenziali delle prestazioni. Il provvedimento in esame sia volto essenzialmente nel dare una delega pressoché in bianco al Governo di fare cassa, attraverso la revisione dei trattamenti esistenti e la riorganizzazione del sistema di accesso alle prestazioni”.
Eppure, i risultati di una politica di completa assenza di investimenti per le politiche sociali hanno collocato l’Italia nella condizione di vantare un primato molto negativo a livello europeo.IMG-20160404-WA0001
Nel documento presentato dall’Ugl si analizzano nel dettaglio le tre deleghe. Riguardo alla prima delega, ovvero l’introduzione di un’unica misura nazionale di contrasto alla povertà, “risulterebbe già delineata con l’introduzione a livello nazionale del Sia sostegno inclusione attiva e già declinata nell’accordo approvato in Conferenza unificata sulle “Linee Guida per la predisposizione e attuazione dei progetti di presa in carico del sostegno per l’inclusione attiva, Sia”. Questo schema contro la povertà, proposto dal ministero del Lavoro, è già sperimentato in 12 città con più di 250.000 abitanti (all’articolo 60 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni,dalla legge 4 aprile 2012, n. 35), su tutto il territorio nazionale. In merito alla seconda delega, quella relativa alla razionalizzazione delle prestazioni di natura assistenziale e delle altre prestazioni anche di natura previdenziale, l’Ugl sostiene che “è quiche si concentrano le critiche maggiori: vista l’ampiezza della delega, siamo davanti ad un salto nel buio per milioni di cittadini, compresi quelli che già ora fruiscono di prestazioni di natura assistenziale o previdenziale. Le dichiarazioni del governo sul fatto di non incidere sulle pensioni di reversibilità sono, quindi, assolutamente contraddette dal provvedimento in esame. Tra la legge di stabilità 2016 e questo disegno di legge delega esiste un disallineamento a vantaggio di una revisione spinta che si cerca di far passare con un provvedimento dal forte impatto mediatico”.
In particolare, a differenza del disegno di legge che rimane aleatorio in merito, l’allegata analisi dell’impatto sulla regolamentazione esplicita che potranno essere oggetto di razionalizzazione: l’assegno sociale, la pensione di reversibilità, l’integrazione al minimo, maggiorazione sociale al minimo, l’assegno per il nucleo con tre o più figli minori. Le dichiarazioni del Governo sul fatto di non incidere sulle pensioni di reversibilità sono, quindi, assolutamente contraddette dal provvedimento in esame”. Nella seconda delega, inoltre, si fa riferimento per la prima volta al  “Piano Nazionale contro la povertà” e a tal proposito è necessario sottolineare che sta avendo la sua delineazione attraverso il confronto con il Ministero del Lavoro nel tavolo di partenariato economico e sociale – Lotta alla Povertà, al quale partecipa l’Ugl che ha avuto modo di manifestare, in tale contesto, la perplessità in merito alla strutturazione del piano in ordine alle modalità ed alle risorse economiche destinate alle misure su cui si baserà lo stesso.
Un’attenta riflessione deve essere fatta anche in merito alla terza delega che prevede il riordino della normativa in materia di sistema degli interventi e dei servizi sociali. “La sola previsione dell’istituzione di un organismo nazionale di coordinamento del sistema degli interventi e dei servizi sociali di per sé, non è sufficiente a recuperare eventuali carenze riscontrate sul territorio. Peraltro, tale organismo nasce privo del necessario confronto con le organizzazioni sindacali, le associazioni datoriali e il terzo settore che, invece, rappresenta la base da cui partire per recuperare in efficacia e in efficienza”.
Ad intervenire per la Cgil, il segretario confederale, Vera Lamonica, che oltre alla carenza di risorse ha spiegato che non c’è un quadro normativo e finanziario per definire un vero livello di assistenza. A proposito dell’entità degli stanziamenti, “non abbiamo mai proposto che ‘ipso facto’ si dovessero trovare le risorse per eliminare tutta la povertà assoluta, che riguarda oltre 4 milioni di individui, abbiamo sempre pensato che fosse necessario un profilo di gradualità, ma questo non significa, determinare una volta per tutte una cifra, che a partire da 2017 si fossilizza in 1,5 mld, che non può affrontare in modo strutturale la questione della povertà assoluta”. Pur riconoscendo che “non si era mai visto finanziamento di questa entità nel nostro Paese”, Lorenzo Lusignoli Dipartimento Cisl Politiche sociali della Cisl, ha evidenziato che esso “non è sufficiente nemmeno a coprire le famiglie con minori che sono quelle a cui prioritamente è indirizzato il provvedimento e va quindi va incrementato negli anni”.
Anche secondo Silvana Roseto, segretaria confederale Uil, il confronto è importante ma le risorse stanziate non bastano e ha ribadito, come gli altri, la preoccupazione per la razionalizzazione delle prestazioni assistenziali, “anche di natura previdenziale”, prevista nel testo del ddl.