Editoriale
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Il ministro Orlando e le carceri italiane

Nell’intervista del Ministro della Giustizia Andrea Orlando al Corriere della Sera avremmo voluto leggere che per contrastare la radicalizzazione si occuperà delle risorse umane, materiali ed economiche del sistema carcerario italiano, non le solite parole che tutto dicono e nulla fanno di concreto

Stamattina sfogliando il Corriere della Sera troviamo un’intervista al ministro della Giustizia: Andrea Orlando. Titolo dell’articolo: “le carceri sono le nostre banlieu. Sì, il rischio di proselitismo esiste”. Quello che non volevamo leggere lui l’ha detto. Ci dice che serve una procura europea, ci parla della necessità di tracciare i flussi finanziari dei terroristi. Ci dice che al vertice straordinario europeo tra ministri della giustizia e interni si sono solo dette tante belle parole e nessun fatto. Non c’è una direttiva europea antiterrorismo.

Non ci parla del sistema carcerario italiano e quando lo fa dimentica di precisare che, secondo i dati diffusi dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria al 26 febbraio 2016 (https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.wp?previsiousPage=mg_1_14&contentId=SST1218703), gli istituti di pena hanno una capienza regolamentare di 49504, i detenuti presenti sono 52846 di cui 17679 detenuti stranieri. Forse ha dimenticato di dire che s’impegnerà ad esaminare la possibilità di evitare il fenomeno del sovraffollamento delle carceri, fattore di rischio della radicalizzazione nel sistema carcerario.

Tanti, compreso il ministro della giustizia, dimenticano che esistono delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, vincolanti per tutti gli stati membri, che si occupano specificatamente di terrorismo internazionale e di finanziamento al terrorismo internazionale e guarda un po’, finanche della vendita di armi. Pensate che ci sono delle risoluzioni specifiche proprio sullo stato islamico a partire dal 17 agosto 2014. Per fare un esempio la risoluzione del Consiglio di Sicurezza 2195 del 19 dicembre 2014 al punto 5 parla addirittura del contrasto al riciclaggio di denaro sporco. La risoluzione 2199 del 12 febbraio 2015 richiama con urgenza tutti gli stati membri a prevenire che l’ISIS acceda al sistema finanziario internazionale. L’Italia è parte dell’Europa, sì, ma è anche parte della comunità internazionale e delle Nazioni Unite, per cui le risoluzioni ci sono e valgono anche per il nostro paese. Non è più il momento di trovare scuse che non ci sono norme e che qualcun altro dovrebbe prevederle, perché quel qualcun altro le ha codificate ben 2 anni fa.

Ci si chiede allora perché il ministro della giustizia nel definire le carceri le “banlieu italiane”, non abbia dichiarato che le risorse umane e materiali, nonché economiche del sistema carcerario sono insufficienti per contrastare un fenomeno come la radicalizzazione. Ci si domanda perché un ministro della giustizia non abbia detto che, di ritorno dal Consiglio straordinario dell’Unione Europea, lui vuole innanzitutto a migliorare il sistema carcerario del suo paese con misure adeguate. Perché non ha affermato: “domani mattina penserò ad una strategia per aumentare le risorse della polizia penitenziaria. Penserò a formare degli specialisti, con dei programmi di aggiornamento più che adeguati per tutti coloro che interagiscono con i detenuti”?

L’oscillazione tra contro – terrorismo, prevenzione dell’estremismo e coesione sociale è un inutile rallentamento di terminologie che indicano una mancanza di chiarezza concettuale. Mentre le misure di contro – terrorismo hanno indubbiamente un ruolo chiave nella sicurezza, il tentativo di capire le esperienze e la disaffezione di giovani musulmani dovrebbe essere uno sforzo separato. Semplificare temi complessi e buttare dentro un unico calderone, contro – terrorismo, intelligence, religione è solo un danno che facciamo prima a noi stessi, poi alla comunità internazionale nel suo insieme. Una strategia comune di contrasto al fenomeno di gruppi transnazionali che usano la tattica del terrorismo deve abbracciare molti settori, ma ogni settore deve prima di tutto essere messo nelle migliori condizioni per operare con risorse umane adeguate, mezzi e programmi mirati.

Mi sarei sentita più al sicuro se il Ministro della Giustizia avesse detto che da oggi s’impegna a tenere alti i livelli di sicurezza nel sistema carcerario aumentando il numero di uomini e donne della polizia penitenziaria e fornendoli di addestramento, mezzi e risorse economiche adeguate. La contro – narrativa è anche questo.

Che la Santa Pasqua Le porti consiglio, Signor Ministro!

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