di Barbara Faccenda

 

Ce lo chiede l’America, ce lo chiede la pace e la sicurezza internazionale”. Sì, esattamente cosa ci chiede? E poi, ce lo chiede la Libia? Se la risposta è affermativa, chi ce lo chiede, il governo di accordo nazionale libico? Un neonato che non ha ancora emesso il primo vagito?
La prima considerazione da fare è quella sulla legge su cui si basa questa mirabolante idea di Renzi: “LEGGE 11 dicembre 2015, n. 198: conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 ottobre 2015, n. 174, recante proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione.” (http://www.altalex.com/documents/news/2015/11/03/proroga-missioni-internazionali)
All’art. 7 bis “disposizioni in materia di intelligence”, si sancisce che il presidente del Consiglio dei ministri può disporre operazioni speciali all’estero affidate ai corpi militari speciali d’élite riconducibili alla catena di comando dei servizi segreti. Il COPASIR (comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) riferirà al Parlamento ogni 24 mesi sulle operazioni speciali già svolte. Per cui il Parlamento e, anche noi, avremmo tutte le informazioni sulla missione delle forze speciali in Libia tra ben due anni! Quindi tutte le idee su cosa andranno esattamente a fare le forze speciali italiane in Libia sono solo congetture perché quello che avranno fatto lo sapremo nel 2018!
Ciò che, personalmente, trovo inquietante è il primo comma di questa legge: “Il Presidente del Consiglio dei ministri, acquisito il parere del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, emana, ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 3 agosto 2007, n. 124, disposizioni per l’adozione di misure di intelligence di contrasto, in situazioni di crisi o di emergenza all’estero che coinvolgano aspetti di sicurezza nazionale o per la protezione di cittadini italiani all’estero, con la cooperazione di forze speciali della Difesa con i conseguenti assetti di supporto della Difesa stessa“. Renzi emana, decide, la Difesa coopera, il Parlamento non sa nulla.

Mi ricordavo che la Repubblica italiana è una repubblica parlamentare, ma forse mi sbaglio. Per dirla in due parole: Renzi è il comandante in capo delle forze speciali italiane in Libia e riferisce solo al COPASIR, organo con il vincolo alla segretezza in cui non sono proprio rappresentate tutte le forze politiche italiane.
Se Renzi i problemi a casa sua se li è risolti con una bella leggina, a casa d’altri non si fa esattamente come decide lui.
I negoziati della scorsa settimana tra Kobler, inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Serraj, il premier designato del governo di accordo nazionale e Ageelah Saleh, il presidente dell’House of Representative – compagine governativa a Tobruk, che ricordiamo è sostenuta dall’Egitto e dagli Emirati Arabi Uniti – hanno sortito una proposta per sostenereil voto di 130 membri dell’HoRsull’accordo politico in Libia piuttosto che consegnareuna lista di ministri. Se il voto fosse affermativo cambierebbe automaticamente la costituzione libica sottraendo la legittimità ad ogni apparato istituzionale finora creatosi per attribuire la legittimità e l’effettività (sperando che il popolo libico si conformi alle leggi che emanerà) al Governo di Accordo Nazionale. Tuttavia, dopo poche ore Saleh informa Kobler che non si terrà nessun voto sull’accordo politico.
La situazione quindi è del tutto instabile, l’inviato delle Nazioni Unite sembra insistere nel mettere una toppa al processo delle Nazioni Unite piuttosto che cercare di adottare un approccio più ragionevole. In questo quadro si aggiunge anche che i membri del House of Representative in favore di un governo di unità nazionale stanno considerando di mettere le basiper una conferenza rivale ad Al Jufra nel sud della Libia. Kobler ha dichiarato pubblicamente la sua volontà si viaggiare nel sud della Libia, riferendosi chiaramente alle autorità del GNC (General National Congress la compagine governativa basata a Tripoli) affinché facilitino ciò: uno chiaro segnale di protendere un ramoscello di ulivo ai conservatori laggiù affinché si uniscano al nuovo processo.
Intervenire in un substrato politico così gracile, in un territorio diviso tra estremismo islamico, criminali locali e milizie varie affiliate secondo convenienza a una delle due compagini governative, pressandolo con l’intervento occidentale rischia fortemente di far implodere tutto il processo politico del governo di accordo nazionale. Neanche i richiami di Kobler, sull’essere cauti con l’interventismo a tutti costi sono bastati. Esponenti politici libici dichiarano che possono pure essere d’accordo ad un intervento militare occidentale, ma non sono in nessuna maniera disposti a far scorrazzare truppe straniere per il loro paese senza accordarsi con loro. Questo “loro” preoccupa perché il governo di accordo nazionale non riesce ad emettere il suo primo vagito ed è solo a quest’ultimo che si deve chiedere il consenso per operazioni militari. Da ultimo una breve considerazione sulla minaccia dell’ISIS che sembra così diventare la panacea a tutti i mali. Il libro su cui basa la propria ideologia l’ISIS e prima di lui Al Qaeda in Iraq s’intitola: “the management of the slavery”, testo in cui si raccomanda fortemente di attirare l’Occidente in Medio Oriente (e in tutti i territori controllati dai gruppi estremisti islamici) in guerre che non faranno altro che mostrare la loro vulnerabilità. Siamo sicuri di voler seguire questa strada? E soprattutto siamo sicuri che vogliamo che il Parlamento italiano sia all’oscuro di tutto?