di Stefano Cetica

Il pianto paga e le lacrime (di coccodrillo) versate dalle banche non sono mai state così copiose, quasi alluvionali.
Ma il governo Renzi non è rimasto, come il precedente, del resto, insensibile a tanto dolore.
Non si contano più, infatti, i provvedimenti messi in campo dall’Esecutivo per aiutare le banche a superare ogni tipo di difficoltà. La patrimonializzazione è scarsa?
Non c’è problema, ed ecco il governo (Letta) che regala (si, regala!), ai principali istituti di credito, le azioni della Banca d’Italia che, fino al 2014, erano nel portafoglio delle banche a puro titolo simbolico (seppur sopravvalutato nei bilanci nel silenzio, complice, di Via Nazionale).
Un giochetto, questo, che al di là del “patrimonio”, ha consentito alle banche di sestuplicare i “dividendi” (già, perché Bankitalia divide con gli azionisti i “guadagni” annuali: a nostre spese..), passati da 70 a oltre 450 milioni di euro l’anno. Falliscono quattro banche e c’è bisogno di ricapitalizzarle? Benissimo, mentre i banchieri fingono di tirare fuori i soldi dalle loro tasche,
Renzi vara uno sconticino di un paio di miliardi sull’Ires, dovuta in base ad una legge appena approvata e immediatamente rimessa nei cassetti. Le “sofferenze” schizzano ad oltre 200 miliardi?
Perché chiedere conto ai banchieri, così benevolmente presenti alle “Leopolde”, delle loro “malversazioni” o, comunque, della loro incapacità a fare banca: facciamo una bella buca (bad bank) dove seppellire (al 17% del valore!) le “perdite” e mettiamoci sopra una bella garanzia della Cassa Depositi e Prestiti (cioè noi) che, se l’Europa se la beve, è la soluzione più furba per migliorare il bilancio delle banche e, cosa che non guasta, garantire uno sconto a qualche debitore amico..
E siccome l’appetito vien mangiando, al Governo e all’ABI (che smentisce, ma basta leggere l’ultima audizione del suo direttore Generale per smentire la smentita) è venuta la straordinaria idea di recepire – con un po di creatività e qualche insulto all’articolo 2744 cc – la Direttiva UE 2014/17 mettendo le mani sulle case degli italiani in difficoltà (tantissimi) col pagamento del mutuo.
Con l’Atto del Governo 256, infatti, Renzi ha stabilito che agli italiani in ritardo con il pagamento delle rate del mutuo (sette, ma non è detto), i suoi amici banchieri potranno vendere casa dopo esserne entrati in possesso senza nemmeno passare da un Giudice. Dall’ “esproprio proletario” all’ “esproprio ai proletari”, insomma, il passo breve ma veloce della sinistra di lotta e di governo.
La norma in questione, per come è scritta e nonostante le rassicuranti dichiarazioni del Presidente dell’ABI, Patuelli, è pure retroattiva e, infatti, il Governo ha già annunciato “correttivi” per impedire l’applicazione di questo autentico scippo anche ai contratti già stipulati.
In realtà, però, c’è poco da stare tranquilli: chi deciderà – per esempio – il valore della casa che andrà immediatamente all’asta?
Quante dovranno essere le rate non pagate per permettere alle banche di avviare la procedura – semplicissima, peraltro – di esproprio, visto che il Testo Unico Bancario già parla di “sette rate non consecutive” (per andare da un giudice, però)?
Come si armonizzerà tutto questo con la “moratoria” sui mutui sancita nella Legge di Stabilità 2015?
Chi rinegozierà più un mutuo sconveniente sapendo che la banca, bene che vada sulla retroattività di cui sopra, di fronte ad un nuovo contratto inserirà la nuova clausola sulla vendita immediata e senza procedura esecutiva?
A queste domande il Parlamento dovrà dare una risposta urgente prima che i banchieri di Renzi scippino le case agli italiani, magari con la scusa che in giro ci sono troppe “sofferenze”: nei fatti, invece, il 75% dei 200 miliardi di crediti non esigibili riguardano le imprese e solo il 25% le famiglie (compreso il credito al consumo).
E, a proposito di scuse, stavolta non vale neppure la solita solfa del “ce lo chiede l’Europa”; la Commissione ECFIN si è appena lamentata del fatto che, nel 2014, gli Stati membri hanno ratificato soltanto 10 (!) delle 157 principali raccomandazioni fatte da Bruxelles: Renzi ha dunque scelto di fare un’eccezione per quella che stava a cuore ai suoi amici banchieri.