di Alessandro Di Stefano, segretario organizzativo Ugl Funzione Pubblica

Una volta esisteva nella politica nazionale il noiosissimo gioco di cambiare tutto per non cambiare nulla, ossia far finta di fare rivoluzioni ma rimanendo nella comoda routine delle cose già sperimentate e, in definitiva, comode alla maggioranza dei cittadini rassegnati. Oggi questo gioco ha cambiato la propria fisionomia. La grande opera riformatrice appare come nel passato una rivoluzione ma, in realtà, porta allo svuotamento di quello che si intende riformare.
In questo clima di pseudo riformismo e di continuo assalto ai diritti dei cittadini, si inserisce l’attuazione del D.L.vo 150/2015.
Tale decreto provvede all’istituzione della nuova Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL) che, assorbendo le funzioni della cessata direzione delle politiche attive del Ministero del Lavoro, aggrega a se una, almeno per ora, dell’ISFOL e forse, perché attualmente non è dato sapere, di Italia Lavoro, società per azioni totalmente partecipata dal Ministero dell’Economia.
In pratica, si tratta di un accorpamento di competenze e uffici voluto per raggiungere lo “scopo meraviglioso” di incentivare occupazione, ma in realtà non è così.
Quale vantaggio potrà ricavare il mondo del lavoro e, in particolare, la pubblica amministrazione accorpando uffici, sovrapponendo funzioni, cancellando competenze, spostando lavoratori coattivamente e sminuendo la loro professionalità acquisita in anni di esperienza.
Ma questo è il tempo degli annunci vuoti, dell’innovazione a costo zero, dell’arrogante decisionismo. Tant’è che con l’Atto di governo 266, si assiste al trasferimento di centinaia di lavoratori da un Istituto di ricerca importante per il nostro Paese, che ora rischia di scomparire, ad un contenitore amministrativo, l’Anpal.
Un aspetto questo che delinea non solo il declino totale dell’intelligenza culturale del nostro Paese e la sua abdicazione dall’essere Stato Sociale, ma anche la voglia “del dolce far nulla” davanti a problemi che richiedono seri investimenti economici.
Non è con operazioni di facciata come l’istituzione dell’Anpal che si potranno migliorare i servizi per il lavoro e dare un impiego stabile a tanti  disoccupati.
Un vero e proprio aumento dell’occupazione sarà possibile solo grazie ad una seria programmazione industriale, che di certo non può essere fatta a costo zero. Il progresso di una società, cioè il suo sviluppo e la sua crescita, si ha con l’impiego di risorse economiche.