Combattere l’ISIS coprendo le statue


di Barbara Faccenda

Alcune statue nude dei musei capitolini sono state coperte con dei pannelli bianchi su tutti i lati: la Venere Esquilina, il Dioniso degli Horti Lamiani e un paio di gruppi monumentali, uno raffigurante un leone che azzanna un cavallo e uno delle fanciulle, per non “offendere la cultura iraniana al passaggio del presidente Rouhani”.
Ci pareva che proprio il presidente del consiglio Renzi avesse dichiarato in maniera forte che l’ISIS si combatteva con la cultura, che i gruppi estremisti di natura islamica si combattono con la cultura, che svariati miliardi di euro sarebbero stati destinati alla cultura, che addirittura si erogano dalle casse dello stato i bonus per i diciottenni per andare al museo. Speriamo che le statue a quel punto siano visibili in tutto il loro splendore.
Approfittiamo per ragionare su cosa è il terrorismo internazionale e soprattutto perché coprire le statue è stato un enorme favore per l’ISIS ed un atto del tutto inopportuno. Non esiste una definizione del terrorismo internazionale, gli Stati non si sono mai accordati a questo proposito molto probabilmente perché avrebbero dovuto escludere i gruppi che proteggono e finanziano. Il Consiglio di Sicurezza ha quasi sempre evitato di fornire una definizione, piuttosto ha provveduto a fissare un regime di repressione. Ci sono dei concetti chiave in ogni discussione del terrorismo, quindi forniamo una definizione di “lavoro” relativamente neutrale che riconosce il fatto basilare che il terrorismo è una tattica usata da diverse tipologie di gruppi. Include cinque elementi principali: 1)l’uso della violenza o minaccia dell’uso; 2) da parte di un gruppo organizzato 3) per raggiungere obiettivi politici. 4) La violenza è diretta contro un target audience che si estende ben oltre alle vittime immediate, che sono spesso civili. 5) Mentre un governo può essere sia il perpetratore della violenza o il suo obiettivo, è considerato un atto di terrorismo solo se uno o entrambi gli attori non sono governativi. Questa definizione ci serve anche per comprendere che non solo l’ISIS è un gruppo che usa questa tecnica, ma anche altri. Consideriamo, ad esempio che, l’Iran finanzia, protegge ed usa come proxy, Hezbollah, un altro gruppo estremista di natura religiosa – islamica, sebbene di differente ideologia rispetto all’ISIS, che usa la tecnica del terrorismo allo stesso modo dell’ISIS e più in generale di qualsiasi gruppo estremista.
In questo quadro ci resta abbastanza difficile comprendere in che cosa esattamente consiste la lotta al terrorismo internazionale attraverso la cultura.
In più, l’ideologia dell’ISIS contiene elementi sia di salafismo che di wahhabismo. Sono due correnti dell’islam sunnita. Se ci soffermiamo a guardare più da vicino il wahabbismo che è una sorta di salafismo conservatore notiamo che il primo ideologo MuhammedIbnAbd al Wahhab sosteneva che i musulmani impegnati in pratiche che potevano essere considerate idolatre: politeismo, venerale le tombe dei santi e le statue, misticismo non era affatto da musulmani.
Coprire le statue non è un segno di rispetto al presidente dell’Iran, la cortesia ad un ospite, ma un atto inopportuno da un punto di vista di politica internazionale, copriamo la nostra cultura e ci copriamo anche gli occhi se finanziate gruppi terroristici.