“Il 20 gennaio l’Ugl sciopererà al fianco dei lavoratori della Versalis. La chimica è il motore dell’industria italiana e nostra unica priorità è rafforzarla non svenderla”. Queste le parole di Luigi Ulgiati, segretario nazionale dell’Ugl Chimici, al termine del vertice al Mise e durante il quale è stata confermata la cessione della controllata Versalis.

Per Francesco Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl  “la cessione di una parte consistente di Versalis ad un fondo privato ci sembra una vera e propria ‘fuga’ dalla chimica, un ridimensionamento drastico della presenza italiana in un comparto basilare per l’intero tessuto produttivo nazionale, foriero di conseguenze negative per lo sviluppo di una seria politica industriale. Chiediamo ad Eni e al Governo, in qualità di azionista di controllo, di fare un passo indietro”.
Il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, ha spiegato ai presenti al tavolo che: “L’Eni è una società partecipata ma è autonoma: il Governo è coinvolto, ma le condizioni attuali non sono quelle del passato. Sono d’accordo che la chimica resti italiana e ci attiveremo perché il soggetto (acquirente, ndr) sia solido e affidabile”.
A non convincere i rappresentanti dei lavoratori non è soltanto il fatto che Versalis finisca in mani estere. Sono stati avanzati dubbi anche sull’acquirente. Si tratta di un fondo di investimento, Sk Capital, con sede a New York, con un capitale in gestione da un miliardo di dollari, specializzata nel settori della chimica e della sanità. Il fondo ha investito in otto aziende di medie dimensioni e per i parametri dei fondi di investimento non e certo un colosso. Uno dei due fondatori, Barry Siadat ha lavorato per 37 anni nell’industria chimica sedendo nei board di diverse società specializzate, di cui una in Italia. Si tratta di Aeb, azienda bresciana specializzata nel campo delle biotecnologie e dei prodotti di processo utilizzati per il trattamento dei liquidi alimentari. L’acquisizione è avvenuta in aprile dello scorso anno. Ma sono proprio le dimensioni del fondo a preoccupare i sindacati. Secondo fonti finanziarie, Eni potrebbe vendere fino al 70 per cento del capitale, per una cifra che potrebbe anche essere superiore al miliardo. In altre parole, il fondo americano con una sola operazione dovrebbe investire più di quanto ha fatto fino a ora con una decina di acquisizioni. Il timore che debba ricorrere a un forte indebitamento che potrebbe pregiudicare i futuri investimenti (fonte La Repubblica).