“Il modello di valorizzazione della holding è quello più efficiente”. La proprietà della rete rimarrà pubblica, fermo restando “che esiste una separazione tra proprietà e gestione”.
In un’audizione alla Camera il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha riferito sui criteri di privatizzazione.
Il ministro ha ribadito che gli obiettivi dell’operazione saranno: “l’ulteriore sviluppo del gruppo, la creazione di un azionariato diffuso, il reperimento di risorse per la riduzione del debito pubblico”. Ferrovie, ha ricordato, “è una delle più grandi realtà industriali del Paese, un’azienda strategica e un’infrastruttura chiave, con grandi competenze tecniche e manageriali”.
“L’approvazione del dpcm rappresenta l’avvio formale del processo di cessione parziale del capitale di Ferrovie, prevista in un arco temporale che terrà conto delle condizioni di mercato e del grado di preparazione dell’azienda alla quotazione”.
Secondo Padoan la privatizzazione “potrebbe essere effettuata anche in più fasi, in tranche, non sono in grado di dire se e come”, così come “non si può ora dare una stima degli introiti attesi”. Una volta terminata la quotazione “ci sarà relazione sull’impatto del processo: se l’alienazione avrà luogo prima del 31 dicembre 2016, la relazione avverrà prima, se ci sarà bisogno di più tempo per completare il processo, la relazione avverrà comunque in prossimità” della conclusione della quotazione. L’avvicendamento dei vertici di Fs “riflette” una gestione da parte del vecchio managment “non efficiente non solo ai fini della privatizzazione ma anche ai fini della gestione ordinaria. L’azzeramento del vecchio Cda di Fs è stato frutto di “una valutazione sulla mancata valorizzazione di un importante asset strategico del paese”.
Una quotazione delle Fs preoccupa il segretario nazionale dell’Ugl Trasporti-Attività Ferroviarie, Umberto Nespoli: “Siamo ancora in attesa di conoscere nel dettaglio il piano industriale del nuovo amministratore delegato e, in particolare, gli interventi che si vogliono mettere in campo per assicurare la qualità e la puntualità dei servizi di trasporto passeggeri, specialmente quello pendolare, e al fine di rilanciare il trasporto merci, in particolare al Sud”. Un confronto con i sindacati è necessario perché “le Ferrovie rappresentano una risorsa essenziale per le infrastrutture nazionali e visto che da anni la società chiude i bilanci in utile, non riusciamo a comprendere la necessità di accelerare sulla quotazione in borsa e non vorremmo assistere ad un ennesima svendita del patrimonio nazionale”.
La privatizzazione di Fs, ha spiegato inoltre il ministro, permetterà di “aumentare la capacità di investimento” anche “in segmenti, diciamo così, più poveri del trasporto” come quello pubblico locale (Tpl). Se si privatizzasse solo l’Alta velocità, “elevato sarebbe il rischio di rimanere lì, perdendo solo i gioielli di famiglia” e “l’occasione di portare avanti altri segmenti di trasporto che invece sono parte dell’obiettivo”, ha precisato Padoan, mentre investire anche nei segmenti “che ho chiamato ‘poveri’” è “anche funzionale alla privatizzazione perché migliora il sistema”. La privatizzazione parziale “a mio avviso permette di aumentare la capacità di investimento” andando “in parte incontro all’esigenza giustamente sollevata di effettuare investimenti in segmenti, diciamo così, più poveri del trasporto”, ha spiegato Padoan.